“La mia quarantena all’isolino Virginia”

Luigi Lanzani è il gestore del ristorante "La Tana dell'Isolino" e custode del sito Unesco. L'emergenza l'ha trovato lì, con la sua compagna e il cane. Ecco come trascorre le giornate

Luigi Lanzani: "La mia quarantena all'Isolino Virginia"

In quarantena in paradiso: è quello che è accaduto, e sta accadendo, a Luigi Lanzani, il gestore del ristorante “La Tana dell’Isolino” e custode del sito Unesco dell’Isolino Virginia.

L’emergenza l’ha trovato lì, con la sua compagna e il cane: «Dovevo aprire la prima settimana di marzo, quando è iniziato tutto. Mi ero già preparato per aprire la stagione: avevo fatto tutte le pulizie, preparato la linea, eccetera. Ma poi sono rimasto bloccato, come la maggior parte delle altre persone, ed ora sono qui da tre settimane».

Lanzani non è solo: con lui ci sono la sua compagna Melissa e Rachel, il loro schnautzer gigante. «Lei è qui da due giorni prima del coronavirus. Fa un altro lavoro, era venuta qui a trovarmi, è rimasta qualche giorno, e nel frattempo è arrivata la quarantena. Ed è rimasta con me».

Luigi Lanzani: "La mia quarantena all'Isolino Virginia"

Una quarantena speciale: dove “la casa” in cui loro devono rimanere è un’isola di circa 10mila quadrati, patrimonio Unesco, sito archeologico e territorio protetto.

Luigi Lanzani, infatti, non è solo lo chef e gestore de “La Tana dell’Isolino”, ma anche il custode a tempo pieno dell’Isola, e in quanto tale ci abita: «Sono qui dal primo aprile 2018, due anni fa. Abito in un piccolo appartamento che sta sopra il museo dell’Isolino».

Come gestore, naturalmente, la sua attività è sospesa, ma come custode ha parecchio da fare: «Il lavoro non manca: tenere in ordine 10.000mq di isola non è uno scherzo – spiega – Per esempio, in questo mese c’è stato parecchio vento: pezzi di plastica, pezzi di vetro, boe, erano tutti da pulire e togliere. Essendo sito Unesco, e sito archeologico, non è che puoi prendere mezzi meccanici, per farlo: quindi ci abbiamo fatto tutto a mano. Stiamo dietro a questa cosa da due settimane abbondanti e abbiamo fatto solo metà isola: Quando avremo finito questo lavoro, sarà poi già ora di tagliare l’erba. Insomma, non ci annoieremo di certo»

L’abitazione del custode è un appartamento con un bagno, un soggiorno con cucina non attrezzata e una camera da letto. «In quella cucina non possiamo fare nulla di speciale: manca il fornello, il frigo, tutto. Così per mangiare ci spostiamo al ristorante. In effetti, si può dire che tutte le sere “mangiamo fuori”».

Luigi Lanzani: "La mia quarantena all'Isolino Virginia"

La loro giornata comincia la mattina presto: «Ci vestiamo, usciamo da casa, diamo da mangiare al cane, poi alle galline che ho qui, infine alle anatre che sono selvatiche ma ormai abituate alla nostra presenza e al fatto che le aiutiamo con il cibo. Adesso, poi, è il periodo in cui depongono le uova, perciò facciamo il giro per vedere se stanno covando e cerchiamo di proteggere le uova dai rapaci e dai corvi».

Dopo queste prime incombenze, Luigi e Melissa si possono sedere: «Fatte tutte queste prime cose, facciamo colazione: qui c’è tè, cappuccino, sto anche preparando le torte che di solito faccio per il ristorante e ora mangiamo solo noi. Oggi per esempio crostata e torta di mele, e già che ci sono e il forno è acceso sto facendo anche le lasagne…»

Dopo colazione, comincia la giornata di lavoro: «Prendiamo rastrelli, carriola e badili da neve; ci servono per tirare su le foglie. Rastrelliamo e portiamo al deposito. Poi, poichè non possiamo smaltirlo in altro modo, bruciamo. Ho chiesto l’autorizzazione per bruciare sull’isola ai vigili del fuoco, che mi chiedono solo di avvertirli quando parte il falò perchè ci sono state delle persone che da lontano hanno visto il fumo e, spaventate, li hanno chiamati».

Sull’isola non c’è e non ci può essere nessun altro: «Sul lago possono viaggiare solo i tre pescatori professionisti, quelli che mettono le reti: Però non possono comunque sbarcare. Perciò siamo solo noi tre».

Una volta a settimana Luigi prende la barca per fare la spesa: «Vado a Cassinetta, c’è il supermercato. Poi però ti devi un po’ ingegnare: l’altro ieri ho seminato il basilico nei vasi e, non avendo il concime, abbiamo svuotato le grondaie e abbiamo usato quella specie di composto organico che si era creato. Per il resto fortunatamente abbiamo anche le scorte: molti cibi a cottura lenta li avevo già preparati per il ristorante, cosi non mi manca ragù d’anatra o ossobuco».

Finito il lavoro, non resta molto da fare, anche perchè: «Qui non c’è l’antenna della televisione, non c’è linea telefonica e il wifi è assicurato solo da una internet key. Con quella poca linea wifi, ho fatto la registrazione al canale Mediaset. Poi leggiamo le notizie sulle app, giochiamo col cane… Ma non ci annoiamo, anche perchè dalla mattina fino alle 19 lavoriamo e alla fine siamo disfatti. Ci laviamo, ceniamo, e andiamo a dormire presto».

In questo straordinario esilio, reso ancora più estremo della quarantena, Luigi Lanzani l’ha scelto volontariamente: «Io abitavo a Carnago, ho sempre lavorato nelle cucine: ero alla tana dell’orso a Mustonate, e prima ancora in Svizzera. Il mio lavoro mi piace ma nella ristorazione sei sempre in mezzo alla gente: per evitare lo stress ho unito untile a dilettevole, e ho scelto di venire qui. E ho fatto bene: sono arrivato qui con la gastrite cronica, ora non ho piu nessun problema, nemmeno in questi giorni. Del resto sono in un posto fantastico».

 

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 01 aprile 2020
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Segnala Errore