Monteviasco, “la funivia potrebbe riaprire domattina“

Una relazione ministeriale dimostra come l'impianto sia a norma: “Allora perché aspettare?“. Se lo chiede l'attivista cinquestelle Gianfranco Cipriano

funivia monteviasco

“Monteviasco: la funivia si allontana…“ è il titolo dell’intervento dell’attivista luinese cinquestelle Gianfranco Cipriano in merito alla questione dell’impianto fermo dall’autunno del 2018. Una relazione tecnica ministeriale parla di struttura funzionante e la politica secondo Cipriano sta perdendo troppo tempo. Di seguito le sue considerazioni.

È stato certificato che in quel maledetto giorno di novembre del 2018 sia stato un incidente ad aver tolto la vita al capo servizio dell’impianto funiviario.
Infatti la relazione d’indagine pubblicata dalla DGIFEMA (Direzione Generale Investigazioni Ferroviarie e Marittime) del novembre 2019, mette nero su bianco la completa regolarità e conformità alle norme vigenti dell’impianto “funivia di Monteviasco” e appura l’inosservanza da parte dell’operatore delle norme di sicurezza.
L’organismo di investigazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti però non si ferma a descrivere solo le cause dell’incidente ma evidenzia, descrivendo l’indagine con precise e minuzia di dettagli, che l’impianto di Monteviasco è tuttora perfettamente a norma e non necessità di nessuna modifica tecnica. A prova di ciò, si prendono in considerazione una decina di impianti similari in servizio in altre località.

L’impianto infatti è sempre stato regolarmente oggetto delle prescritte manutenzioni e revisioni certificate ed effettuate anche alla presenza di funzionari di USTIF, lo stesso ente del ministero che dovrebbe autorizzare la ripresa dell’attività dell’impianto.

Alla luce di quanto determinato nel documento pubblico visibile all’indirizzo web http://digifema.mit.gov.it/wp/wp-content/uploads/2019/11/RELAZIONE-INDAGINE-FINALE-MONTEVIASCO-2019.11.08.pdf , perché l’impianto non può ripartire “domani mattina” nello stato in cui si trova?
Perché si tergiversa da un anno e mezzo?
Ma soprattutto perché dopo tutto questo tempo si prospetta un adeguamento complesso e costoso di un impianto certificato è conforme?

Quale soluzione si pensa di adottare per il trasporto di materiale, carburante, bombole, rifiuti da monte a valle?

Come far fronte ai disagi e i danni economici che l’immobilizzazione dell’impianto ha causato e continua a causare alla popolazione residente e a coloro che hanno investito molte risorse negli anni per permettere al paese di continuare a vivere?

 Gianfranco Cipriano

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 maggio 2020
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