Torna il popolo nelle chiese, tra gioia e cautele

Dopo due mesi di stop le chiese hanno riaperto alle celebrazioni comunitarie: gel, posti a sedere distanziati e impegno dei volontari, per assicurare un momento irrinunciabile della fede cristiana

Mentre l’Italia si affannava a parlar di regole per i parrucchieri e i ristoranti, un po’ in sordina anche le chiese hanno riaperto alle celebrazioni di popolo. Un momento atteso da molti fedeli e che anche la Cei (oltre all’Ucoi, l’unione delle comunità musulmane) aveva sollecitato, con toni che avevano anche causato qualche distinguo anche tra i credenti.

La riapertura alle celebrazioni è avvenuta sulla base delle norme, per evitare eccessiva concentrazione di persone. Per essere un lunedì mattina, non sono mancati i fedeli: le foto (della lettrice Alessandra Castelli) della prima messa con popolo nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo a Gorla Minore, ad esempio, mostrano molte persone sulle panche, erano presenti una sessantina di fedeli.

«Posti a sedere distanziati, ogni posto è stato sanificato prima dell’inizio della funzione» raccontano da Gorla. Come sempre, i volontari sono centrali nella vita della comunità religiosa: sono loro che si sono occupati di “allestire” la chiesa, con cartellini ben evidenti che illustrano i posti in cui sedersi per mantenere le distanze. In altre località la rete di volontari delle parrocchie si era già attivata nelle settimane scorse per un altro luogo, a metà tra sfera civile e religiosa: i cimiteri. A Gallarate ad esempio i volontari hanno vigilato sulle aperture (un giorno a settimana per ciascuno, il sabato tutti) dei cinque cimiteri cittadini.

Anche a Varese diversi fedeli hanno voluto presenziare alle prime messe celebrate con la presenza dei fedeli: e malgrado il numero piccolissimo, è significativo quello della minuscola chiesa di san Giuseppe lavoratore, in pieno centro di Varese, dove in 7 hanno tenuto a presenziare la messa delle 7.20 di mattina, dedicata proprio a chi va al lavoro. In tutto, nelle chiese del centro, hanno presenziato alle messe della mattina in circa 80 persone. Per loro, volontari e indicazioni all’entrata, che deve essere rigorosamente in orario per non creare complicazioni alle procedure, e comprendere bene le indicazioni dei cartelli sui comportamenti individuali da tenere.

Nella chiesa di sant’Ambrogio, nella frazione di Giubiano – sono stati per esempio indicati i posti dove non sedersi. In ogni caso, ovunque sono presenti indicazioni: la prova vera arriverà probabilmente domenica prossima. In molti casi sarà possibile entrare fino ad esaurimento posti, menter la comunità pastorale don Gnocchi prevede una prenotazione on line.

La prima messa dopo il lockdown

Il blocco delle celebrazioni religiose di popolo riguardava fino a ieri, ovviamente, tutte le comunità religiose: quella cattolica, ma anche quelle protestanti, i cristiani copti e l’Islam. I musulmani, in particolare, hanno inaugurato in periodo di lockdown il mese sacro di digiuno del Ramadan, tra appelli alla responsabilità e rinuncia ai momenti comunitari, che sono comunque importanti per le comunità islamiche, anche se la dimensione individuale della preghiera ha un valore maggiore rispetto a quella della celebrazione.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 18 maggio 2020
Leggi i commenti

Video

Torna il popolo nelle chiese, tra gioia e cautele 1 di 1

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Castegnatese ora Insu
    Scritto da Castegnatese ora Insu

    un’azione POLITICA della CEI per dare voce ai loro amici di destra…ed un governo come sempre debole ed asservito al clero.
    molte attività devono stare chiuse o rispettare norme giustamente rigide,
    le aziende devono vigilare a loro spese e se uno si ammala in ditta la colpa è del datore di lavoro..però si può andare a messa !!!
    ci vorrebbe che la CEI paghi di tasca propria sanificazioni delle chiese dopo ogni funzione, mascherine e termoscanner fuori da ogni cheisa.
    altro che 8per mille…

  2. Scritto da Felice

    Da ateo e quindi da persona estranea a difendere qualsivoglia credo o professione mi duole constatare che il numero di sedie che si vedono nel video riflette l’esatto numero di veri credenti che affollano le chiese.
    Quando durante le principali festività si vedono le chiese affollate molto probabilmente lo si fa per consuetudine e folclore….tutti credenti per poi appena uscire dirne di ogni contro negri, immigrati ed i loro stessi concittadini.
    Un prete vecchia mia conoscenza, che stimo moltissimo, avrebbe commentato con un : meglio pochi ma buoni….ma così son troppo pochi veramente!
    Sono d’accordo con “Castegnatese…” la Chiesa non differisce molto da un cinema o un teatro solo che una attività commerciale con così pochi posti a sedere gli conviene probabilmente stare chiusa. Non ripagherebbe nemmeno i costi.
    La Chiesa è ben rifornita come spese dallo Stato Italiano, a partire dai Patti Lateranensi.

Segnala Errore