“Il virus ha stoppato il mio momento migliore, ma sono pronto a ripartire”

Roberto Marcora ha "incassato" lo stop poco dopo aver toccato la miglior classifica in carriera (n° 150). «Ero al top della fiducia, lavorerò per ritornare a quel punto. Sinner? Può arrivare molto molto in alto»

roberto marcora tennis torneo pune 2020

C’è la voglia di ripartire da dove tutto si è interrotto, nelle parole di Roberto Marcora. Il tennista di Busto Arsizio, 30 anni, si è trovato a fronteggiare il lungo stop per il lockdown in un momento di carriera notevole: nello scorso febbraio Marcora ha infatti giocato per la prima volta i quarti di finale di un torneo Atp (a Pune, in India), è arrivato in finale al challenger di Cherbourg in Francia e ha toccato il miglior ranking della carriera arrivando a essere il numero 150 al mondo.

Dopo oltre due mesi di stop forzato, per Marcora e per i suoi colleghi è arrivato il momento di ripartire, seppure senza troppe certezze in fatto di date e di impegni. La decisione della Federazione di ripristinare il Campionato Italiano però, ha riacceso i riflettori sull’attività tennistica ed è vista con favore dallo stesso giocatore bustocco che nel frattempo ha raggiunto Roma dove ha ripreso a lavorare con il proprio coach, Francesco Aldi, e con il preparatore atletico Luca Fortini.

Roberto, ci sarà anche lei ai tricolori assoluti in programma sui campi di Todi?

«L’idea della FIT di riproporre il campionato nazionale è carina: per ovvi motivi il titolo non era assegnato da anni, perché il calendario dei tornei è talmente fitto e impegnativo che aveva poco senso questo tipo di competizione. Oggi invece è interessante, un po’ per l’impossibilità a viaggiare e un po’ perché potrebbe aiutare tutto il movimento a ricominciare. Da parte mia non so ancora se ci sarò perché dovrò capire a che punto sarà la mia condizione visto che ho appena ricominciato ad allenarmi. Se però mi sentirò a un livello di forma accettabile ci andrò senz’altro».

Come state gestendo questi primi giorni di ritorno al lavoro?

«Per il momento ci siamo concentrati soprattutto sul miglioramento del tono muscolare, specie per addominali, glutei e per gli altri muscoli più importanti. Poi stiamo affrontando lavoro tecnico da fermi o quasi, proviamo i servizi, giochiamo senza mai forzare, evitiamo gli spostamenti bruschi. In questo momento non c’è fretta e, anzi, è l’occasione per curare quegli aspetti che di solito si lasciano un po’ indietro per mancanza di tempo».

Lo stop è arrivato in un momento importante per la sua carriera, sia per i risultati raggiunti sia per il livello tecnico mostrato. Una bella sfortuna.

«Sì, la sensazione è che fossi in crescita: il mio livello tennistico era migliorato ma soprattutto avevo la fiducia ai massimi: mi sarebbe piaciuto poter sfruttare quello stato d’animo che per un tennista è estremamente importante. Sarebbe stato divertente e curioso capire fin dove potevo arrivare. Ora invece, tutta quella componente di fiducia andrà ricostruita: non è facile, ma sarà il mio compito da qui in avanti. Ci proverò, come ho già fatto dopo il lungo stop per l’infortunio alla spalla».

Questi mesi di sosta rischiano di causare una battuta d’arresto per tutto il tennis italiano, a sua volta in un grande stato di forma?

«No, quello non credo avvenga. Lo stop non intaccherà il momento favorevole del nostro tennis perché il movimento è davvero buono fin dalla base. Abbiamo tanti giocatori validi, siamo in molti tra i primi 200 e non vedo perché tutto questo debba svanire. Per rendere l’idea ricordo questo: cinque anni fa io ero il numero 7 in Italia e il 178 al mondo: oggi sono intorno alla 150a posizione ma a livello nazionale sono il numero 14. Un dato significativo dello stato di salute del nostro sport in chiave tricolore».

Se Berrettini (n° 8) e Fognini (n° 11) sono i due giocatori meglio piazzati, Jannik Sinner è diventato quello più atteso. Lei lo conosce bene, visto che ha disputato e perso la finale a Bergamo 2019: dove potrà arrivare? 

«Sicuramente ha le carte in regola per arrivare molto molto in alto, poi fare una previsione è sempre complicato perché nell’arco di una carriera ci sono tante variabili che devono incastrarsi per bene. Diciamo che non sarei sorpreso se arrivasse alla Top Ten nel giro di un paio d’anni. Vedremo: lui è un ragazzo molto ben preparato con la testa e questo è importante: a tennis, tutti sanno giocare molto bene ma poi conta la tenuta mentale e Yannik finora ha dimostrato di essere solido. E poi, anche con la racchetta in mano, è davvero forte: sa fare tutti i colpi, non ha punti deboli. Vedremo».

 

di damiano.franzetti@varesenews.it
Pubblicato il 28 maggio 2020
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