Ospedale di Cuasso, per il Comitato: “Il delitto perfetto è compiuto”

Secondo il Comitato per la difesa dell'ospedale la parola fine è arrivata e paradossalmente a dare una mano al progetto di privatizzazione è stato proprio il Covid

Cuasso al Monte - Striscioni per l'ospedale

L’ultimo paziente Covid, una signora, sarà dimessa tra due giorni, e per l’Ospedale di Cuasso al Monte si aprirà probabilmente l’ultima fase di una lunga storia ma anche di una lenta agonia.

«Quando l’ultimo paziente Covid lascerà la struttura il “delitto perfetto”, a cui i vertici della sanità regionale lavorano da 22 anni, sarà compiuto – dice Angelo Ferrarello, del Comitato per la difesa dell’Ospedale di Cuasso –  L’ospedale è stato svuotato di ogni professionalità, adesso è pronto per essere venduto al miglior offerente».

Secondo il Comitato la parola fine è arrivata e paradossalmente a dare una mano al disegno è stato proprio il Covid: «Abbiamo scritto sui nostri striscioni che hanno fatto morire l’Ospedale di Covid, e c’è da dire che sono stati bravi, complimenti a Bonelli che è riuscito a portare a termine il piano prendendo, come dire, la palla al balzo. Da anni si stava svuotando l’ospedale di tutte le professionalità. Hanno tolto tutto, e quello che era rimasto con la trasformazione dell’ospedale in “reparto Covid” è stato letteralmente cancellato. Ora, dimesso l’ultimo paziente Covid, nemmeno si ipotizza un ritorno a quel poco che avevano lasciato e che aveva comunque un grande valore. Si chiude, in attesa che venga espletato il bando di gara per il quale, sappiamo, ci sono almeno due grandi gruppi interessati, ma crediamo che alla fine saranno di più a contendersi quello che era un bene pubblico».

«E tutto questo – prosegue Ferrarello – nel silenzio assoluto dei vertici della sanità varesina e lombarda che da mesi non rispondono a noi ma nemmeno ai sindaci del territorio. Ma questa situazione, va detto, non è colpa solo di Regione Lombardia, ma anche dei numerosi politici varesini nominati dalla Lega e da Forza Italia alle più alte cariche istituzionali regionali. Gente che teoricamente avrebbe dovuto difendere il nostro territorio: due di Induno Olona, uno di Lozza e uno di Besozzo».

Anche Giovanni Resteghini, sindaco di Bisuschio e presidente della Commissione socio-sanitaria della Comunità montana del Piambello, vede arrivare la parola fine per la destinazione pubblica della grande struttura sanitaria immersa nel verde: «Dalle notizie che ho io, dopo la dimissione dell’ultimo paziente Covid l’Ospedale di Cuasso resta “congelato” come reparto Covid, nel caso dovesse tornare l’emergenza, ma questo non cambia la sostanza delle cose. Personalmente sono esterrefatto per l’atteggiamento che continuano a tenere i responsabili di Ats ma anche di Regione Lombardia che prendono le loro decisioni senza comunicare niente, non rispondono e vanno avanti per la loro strada come se l’Ospedale fosse cosa loro, ignorando le istanze dei sindaci di 20 Comuni del territorio».

Resteghini ha già contattato i sindaci per coordinare un’azione comune: «Sto aspettando una risposta dai sindaci e dalla Comunità montana per decidere cosa fare, perché crediamo che non possa finire così, nel silenzio. Sappiamo che sono state depositate delle manifestazioni di interesse da parte di aziende private, ma a quanto pare non è possibile sapere quante e di chi sono. Il territorio è completamente tagliato fuori da questa vicenda, e non è un bel segnale, anche perché i servizi che sono stati tolti sul territorio non sono mai più tornati».

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Pubblicato il 06 luglio 2020
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Commenti

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  1. Scritto da lenny54

    Le lunghe e oscure mani della sanita privata continuamo a prevalere in Lombardia! Chissa’ se gli elettori si ricorderanno degli irresponsabili che hanno mandato pazienti covid nelle residenze per anziani con i risultati che tutti conosciamo!!

  2. Scritto da carlo196

    Onestamente, oggi come oggi, un Ospedale “normale” a Cuasso al Monte è fuori luogo soprattutto per la scomodità nel raggiungerlo. Un tempo, quale sanatorio per i malati di tubercolosi o altre malattie dell’apparato respiratorio aveva una logica che ora non c’è più. Anche economicamente il gioco non vale la candela e ben vengano, pagando il giusto, operatori privati più o meno convenzionati con la Sanità lombarda.
    P.S.: politicamente sono agli antipodi dell’attuale maggioranza dell’assemblea regionale ma certe scelte devono essere fatte a favore di tutti e non solo dei propri elettori.

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