Tutti insieme nella cripta di Masnago in ricordo di Maniglio Botti

Presentato il libro "Non sono canzonette" (Edizioni il Cavedio) dedicato al giornalista recentemente scomparso

maniglio botti

Ci sono momenti in cui le comunità trovano il punto di incontro nel ricordo di una persona. Il ricordo di Maniglio Botti, giornalista scomparso un anno fa, ha unito quella di Masnago nella cripta della chiesa parrocchiale. Alla presentazione del libro “Non sono Canzonette” (Edizioni Il cavedio) a lui dedicato sono intervenuti in tanti. Gli amici di via Cantoreggio, alcuni ex colleghi della Prealpina, tra cui Fausto Bonoldi, Claudio Piovanelli e Mario Visco, l’attore e autore Giovanni Ardemagni e il maestro Adalberto Zappalà che con il suo sitar ha riprodotto alcune canzoni care a Maniglio.
E ancora, i rappresentanti delle associazioni Il Grappolo e Il Cavedio, con gli autori della scuola di scrittura (foto sopra) che hanno contribuito con i loro racconti, ispirati alle canzoni dagli anni Cinquanta agli anni Novanta, alla realizzazione del libro. In prima fila naturalmente la famiglia di Maniglio Botti e a condurre l’incontro l’amico fraterno Fiorenzo Croci.

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Una giornata al contempo leggera e di riflessione. A fare da filo conduttore le letture di alcuni racconti ispirati alle canzoni che hanno segnato la storia e l’immaginario collettivo degli ultimi 50 anni. Musica e parole, quel magico connubio creativo che è in grado di raccontare la realtà e spesso di superarla, proprio come accade nella letteratura.
«Quando ho conosciuto Maniglio sono rimasta colpita dalla sua essenzialità – ha detto Laura De Filippo scrittrice e presidente del Cavedio – che è poi la qualità di chi scrive: evitare ciò che non serve al racconto. L’essenzialità di Maniglio è molto simile ai nostri racconti che hanno un inizio e una fine, ci dicono tutto quello che ci devono dire, ma devono anche dare la possibilità al lettore di immaginarsi tutto».

Oltre a Laura De Filippo, erano presenti gli autori Angela Borghi, Anna Rosa Confalonieri, Gianluca Fiore, Gian Paolo Zoni e Fiorenzo Croci. L’amico fraterno di Maniglio Botti ha ricordato un aneddoto legato alla sua storia professionale, rivelandone l’intuito giornalistico e la grande conoscenza del panorama della musica italiana e non solo. «Noi di via Cantoreggio non sapevamo suonare strumenti musicali – ha sottolineato Croci –  però compravamo i dischi di De André e Guccini quando ancora nessuno sapeva chi fossero. Una sera del 1982 all’imbarcadero di Laveno Mombello arrivò Paolo Conte, conosciuto come autore ma non come cantante. Era uno dei suoi primi concerti lontano da Asti, la sua terra. Ad aspettarlo che scendesse dal traghetto c’era solo Maniglio che fu il primo giornalista a intervistarlo».

I proventi del libro “Non sono canzonette” saranno devoluti alla Fondazione ricerca fibrosi cistica.

Hanno contribuito alla realizzazione del libro i seguenti autori: Daniele Bin, Angela Borghi, Jacopo Bravo, Elda CaspaniAnna Rosa Confalonieri, Laura De Filippo, Gianluca Fiore, FMK, Marina Mentasti, Paolo Negri, Luca Potenzoni, Olga Riva Lovaglio, Alessandra Stifani, Gian Paolo Zoni. 

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 10 Giugno 2021
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