Mi ami? (risuolata)

di Paolo Negri

Il racconto della domenica

Scrivevo semi di poesia sottoterra. Da essi non nasceva nulla. Solo i miei fulvidi capelli crescevano, finché non emersero in superficie e un ragazzo li tiro a sé come fossero ciuffi di una carota.
Benvenuto nel mondo mi disse e studiò la mia maglietta anonima, i miei pantaloni troppo corti e i miei piedi scalzi. Lui indossava un giubbotto di pelle decorato da molteplici spille e mi passò un auricolare che mi colorò la visuale:
“Ogni adolescenza coincide con la guerra, che sia vinta che sia persa”. Mi diede da mangiare del kebab poi mi invitò a una rissa. Io declinai ringraziando. Lui insistette spiegandomi che “la prima volta fa sempre male, la prima volta fa tremare”. Al mio secondo diniego mi pestò con gli scarponi le mie nude dita. Il dolore fu sovrastato da un coniglio: “Un paio di scarpe! Amico, ecco cosa ti ci vuole!”.
Capobranco, così l’avevo soprannominato, dopo qualche giorno mi chiuse dentro una cabina telefonica. Mi diede un sacchetto pieno di gettoni, mi passò l’elenco e mi istruì: “componi i numeri e a chi ti risponde poni tutte le assillanti domande che ogni giorno mi fai. Annotale su un foglio, rileggile poi buttale che solo tu puoi trovare le risposte, ok?”. Io telefonavo, lui aggiustava le macchine.
In pausa pranzo mi offriva della birra e un nuovo disco da ascoltare.
Tutte quelle risposte dopo un po’ mi scaldarono l’orecchio e fusero il cervello. Glielo dissi. Lui capì e il giorno seguente mi accompagnò a un mercato dell’usato. Aprì un banco e ci depose oggetti, vestiti e libri. Mi spiegò: “Dopo aver ascoltato la gente, ora puoi vederla e annusarla. Attento a toccarla e assaggiarla, ognuno ha la sua distanza di sicurezza, confine assai delicato”.
Mi chiesero prezzi, utilizzi, sconti. Comprarono, chiacchierarono, rubarono. Capobranco fu felice di ascoltare quel che mi era successo. Ed io osai: “Di chi era quel vestito da sposa che mi hai lasciato?” “Se ti riferisci al vestito bianco era di mia sorella, ma è un vestito da ballerina, perché?”. Non gli dissi la cosa più importante che mi era capitata. Una ragazza con una lunga gonna colorata mi aveva chiesto il prezzo di quel vestito e a cosa servissero quelle scarpette con la punta di gesso a esso accompagnate. “Sai, la sposa era poco più bassa dello sposo, così per baciarlo doveva mettersi in punta di piedi”. Lei rise e scappò. Io la seguii e la scovai all’uscita di una chiesa. Tendeva il palmo della mano alla gente. Le guardai le scarpe.
Poi sentii il richiamo della foresta. Capobranco mi diede una gomitata: “Ma perché cazzo ti sei comprato dei sandali?! Vuoi diventare un frate?”.

Ispirato alla canzone Mi ami (Remiscelata), CCCP, 1986

Racconto di Paolo Negri, illustrazione di Alfredo Pino 

TUTTI I RACCONTI DELLA DOMENICA

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Pubblicato il 24 Ottobre 2021
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