Confartigianato: “Una task force per aiutare le imprese nella transizione green”

L'associazione di via Milano, con Artser e Faberlab, ha implementato in chiave green il progetto InnoVaUp, introducendo una nuova indagine relativa ai processi di crescita sostenibile intrapresi dalle aziende

confartigianato imprese varese

Non c’è più tempo, soprattutto per le imprese. La transizione green richiede un’azione immediata, considerando che la spinta al cambiamento non è più una variabile di assoluto dominio dell’imprenditore. O cambiare, o morire è dunque l’alternativa che non prevede una terza possibilità, se non una breve sopravvivenza.

Confartigianato Imprese Varese, con Artser e Faberlab, ha implementato in chiave green il progetto InnoVaUp , una mappatura sul grado di digitalizzazione delle imprese del territorio, introducendo una nuova indagine relativa ai processi di crescita sostenibile intrapresi dalle aziende.
La digitalizzazione può essere considerata propedeutica alla sostenibilità, ma da sola non è sufficiente.

LE IMPRESE ARTIGIANE INVESTONO IN INNOVAZIONE

I dati forniti dall’Osservatorio di Confartigianato Lombardia, indicano un trend in crescita in termini di investimenti, aprendo una prospettiva positiva per la transizione green. La quota di Pmi lombarde che hanno realizzato o prevedono di realizzare investimenti su uno o più strumenti digitali e/o modelli di organizzazione e/o sviluppo di business è passata dal 52,9% del periodo 2015-2019 al 63,5% del 2020, salendo dal pre al post pandemia di 10,6 punti. 
C’è un secondo dato importante e riguarda la consapevolezza dell’importanza del cambiamento generato dalla presenza di uno strumento digitale all’interno delle quattro mura aziendali. A livello provinciale nel 2020 quote più alte di imprese che hanno fatto investimenti in ambito digitale si rilevano per Milano (70,2%), Como (68,8%) e Varese (68,5%), che si piazza in terza posizione. Incrementi maggiori rispetto al periodo 2015-2019 si osservano per Como (+18,1 p.), Varese (+15,4 p.) – che in questo caso agguanta il secondo posto – e Lecco (+14,2 p.). Si tratta di investimenti relativi al cloud, big datasicurezza informatica, realtà aumentata e virtuale a supporto dei processi produttivi e al potenziamento della linea internet. Ma anche nell’adozione di nuove regole per sicurezza sanitaria per i lavoratori, l’uso di nuovi presidi, risk management, strumenti di lavoro agile e una rete digitale integrata con reti esterne di clienti business, aspetti legati allo sviluppo di nuovi modelli di business, quali digital marketing e analisi dei comportamenti e dei bisogni dei clienti per garantire la personalizzazione del prodotto o servizio offerto. «Questa propensione agli investimenti in innovazione, nell’ultimo anno e mezzo, è un segnale positivo per la transizione green – spiega Angelo Bongio, innovation manager di Confartigianato Imprese Varese – L’implementazione del progetto Innova-Up con la mappatura di aziende aiuterà le piccole e medie imprese ad affrontare questo passaggio. Offriremo un riscontro operativo alle imprese coinvolte e cercheremo di costruire delle comunità nell’ambito delle quali le imprese possano condividere esperienze, innovazioni, criticità e spinte al cambiamento».

COMPETENZE

Le competenze necessarie per accelerare e accompagnare la transizione Green sono l’altro aspetto fondamentale di questo cambiamento. Le imprese, anche le più piccole, sono già alla ricerca di profili professionali adeguati. Si osserva inoltre una correlazione inversa tra la dimensione d’impresa e queste competenze: a imprese più piccole corrispondono quote più elevate di unità produttive che ricercano profili dotati di competenze legate alla sostenibilità ambientale (40,6%). Valore superiore di ben 10 punti rispetto alla quota corrispondente alle imprese più strutturate con oltre 50 dipendenti (30,6%). L’analisi dei dati di lungo periodo dà invece evidenza di come nel tempo l’interesse delle Pmi verso queste competenze si sia alzato crescendo di 4,6 punti rispetto a tre anni fa (2017) e di 1,2 punti rispetto all’anno precedente (2019).

«La transizione digitale è un processo tutto interno alle aziende, per migliorare la propria produttività – spiega Davide Baldi responsabile di Faberlab -Digital innovation Hub di Confartigianato Imprese Varese- Mentre la transizione green ha un impatto maggiore perché è un movimento esterno all’azienda. È una spinta che dipende soprattutto dai consumatori che inizieranno a chiedere alle aziende quanta energia rinnovabile utilizzano, quante sono le immissioni di CO2 nell’ambiente e quanto inquinano i loro prodotti, se vengono rispettati i diritti dei lavoratori e così via. Tutto questo influisce sulla spinta finanziaria perché i risparmiatori investiranno in progetti green, coerenti con i loro valori, e quando la differenza di prezzo è accettabile sceglieranno sempre il prodotto sostenibile».

LA REPUTAZIONE DEVE ESSERE GREEN

La scelta green per un’impresa è dunque un fattore reputazionale e in questo quadro la task force di Confartigianato accompagnerà le imprese nelle scelte finanziarie adeguate e soprattutto certificate per evitare i fenomeni di greenwashing che in questa fase non mancano. Aiuterà inoltre le imprese a capire dove si trovano nella catena di fornitura e qual è l’impatto ecologico del loro prodotto o processo. «Se questa metodologia viene estesa a tutte le catene di fornitura – aggiunge Baldi – si farà più fatica ad andare a comprare in quei paesi dove non si applicano politiche di sostenibilità. Pertanto ci si aspetta un ritorno a casa di una parte della produzione».

Artser , la società di servizi di Confartigianato Imprese Varese, a sua volta sarà una piattaforma digital-green a disposizione degli imprenditori per intercettare le risorse che arriveranno dall’Europa per sostenere la transizione. «I fondi del Pnrr sono una risorsa che dobbiamo cogliere e per farlo occorrono progetti di sistema – conclude Bongio – In questa direzione occorre operare predisponendo il terreno e creando prima di tutto consapevolezza e, secondariamente, le competenze necessarie per virare le aziende sul cambiamento».

La sostenibilità non è dunque il bel vestito da indossare la domenica, quanto piuttosto un passaggio necessario che aprirà o chiuderà, a seconda della scelta fatta, le porte dei mercati alle aziende. I suoi tempi hanno il marchio dell’urgenza e questo rende ancor più complesso il passaggio perché quella in atto è prima di tutto una transizione culturale, un cambio di mentalità e di approccio all’esistenza, di uomini, imprese e organizzazioni, che per sua natura richiede tempi lunghi.

 

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Pubblicato il 02 Novembre 2021
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