Un anno dopo l’omicidio, a Varese il ricordo di Fabio Limido
Sala Matrimoni gremita per la cerimonia voluta da due associazioni: Anemos Italia e La Varese Nascosta
A un anno esatto dalla tragedia che costò la vita a Fabio Limido, la sua figura è stata ricordata con una cerimonia intensa e partecipata, che si è tenuta nel pomeriggio del 6 maggio in una Sala Matrimoni del Comune completamente gremita.
Organizzata dalle associazioni Anemos Italia e La Varese Nascosta, rappresentate rispettivamente dalla presidente Anna Marsella e dal presidente Luigi Manco, la commemorazione ha voluto rendere omaggio al coraggio dell’uomo che, nel tentativo di salvare la figlia Lavinia, ha perso la vita sotto le coltellate del suo ex genero. E proprio Lavinia, sopravvissuta e gravemente ferita nell’incidente, era presente insieme alla madre, l’avvocato Marta Criscuolo.
A rappresentare l’amministrazione comunale, l’assessora alle pari opportunità Rossella Di Maggio, che ha portato il saluto della città con parole intense: «Dicono: beato il Paese che non ha bisogno di eroi, e io dico: beato il Paese che non ha bisogno di donne coraggiose. Noi non vogliamo che le nostre figlie siano costrette a essere coraggiose. Noi vogliamo che siano serene, e che colui con il quale dovrebbero progettare la loro vita non diventi il nemico».
La cerimonia, condotta dal giornalista Matteo Inzaghi, è durata circa mezz’ora e ha alternato parole di ricordo a momenti di commozione. A Marta e alla figlia Lavinia dalle due associazioni è stata consegnata una targa a ricordo.
IL RINGRAZIAMENTO DI MARTA CRISCUOLO ALLA CITTÀ È LA PROMESSA DI UN DISEGNO DI LEGGE PER SCONGIURARE EVENTI SIMILI
Prima di ricevere la targa, Marta Criscuolo ha voluto condividere un particolare ringraziamento: «È ovvio che questa onorificenza non va a me, ma a mio marito, e alla cittadinanza tutta, che ha dimostrato un grado di civiltà e di empatia fuori dal normale. Mia figlia è salva grazie ai vicini che l’hanno soccorsa, ai medici dell’Ospedale di Circolo che si sono prodigati in maniera commovente, come la dott.ssa Di Stella, il dott. Rabbiosi, e tutti, ma proprio tutti, gli undici medici che quel giorno, in sala operatoria, le hanno salvato la vita. E poi il personale infermieristico, che le ha dedicato attenzioni che andavano oltre ogni dovere».

Ma, oltre a chi si è speso più da vicino: «Una città intera ci è stata vicina: fiori, regali, telefonate, messaggi. Non sanno quanto bene ci ha fatto tutto questo. Di fronte a un’affezione così profonda, ho sentito che il sacrificio di mio marito meritasse un significato ancora più ampio».

Per questo, l’avvocata ha annunciato la nascita di un progetto concreto: «Insieme al patrocinio di un noto imprenditore, ho costituito un pool di studiosi che analizzerà il percorso che la nostra vicenda ha fatto. È evidente che in alcuni punti di essa ci sono delle falle, e attraverso questa analisi vogliamo arrivare a una proposta di legge che possa scongiurare eventi simili».
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