A Varese la commemorazione delle vittime Lgbtq+ della Shoah: «I diritti sono ancora a rischio»
Sabato davanti alla biblioteca un momento di riflessione e raccoglimento intorno al monumento che ricorda le persone che hanno perso la vita durante le persecuzioni nazifasciste a causa del loro orientamento sessuale o della propria affermazione di genere
Sabato 24 gennaio, davanti alla biblioteca civica di Varese, si è tenuta la commemorazione delle vittime Lgbtq+ della Shoah. Un momento di riflessione e raccoglimento intorno al monumento che ricorda le persone che hanno perso la vita durante le persecuzioni nazifasciste a causa del loro orientamento sessuale o della propria affermazione di genere. Il monumento è ispirato ai triangoli rosa e neri, simboli utilizzati nei campi di sterminio nazisti per identificare rispettivamente uomini e donne omosessuali.
Un’occasione per ricordare il passato, ma anche per riflettere sul presente e su quanto i diritti conquistati possano ancora oggi essere messi in discussione. «Il Paragrafo 175 del Codice penale tedesco che criminalizzava l’omosessualità è stato abrogato solo nel 1994 – ha ricordato Giovanni Boschini, presidente di Arcigay Varese –. Le persone omosessuali sono ancora oppresse e in alcune parti del mondo uccise. In Ungheria, l’organizzatore del Pride è indagato. Questi tempi ci dicono che i diritti che davamo per scontati in realtà sono a rischio».

Il sindaco di Varese Davide Galimberti ha sottolineato l’importanza del monumento come strumento di riflessione: «Il monumento di fronte alla biblioteca di Varese ricorda quanto avvenuto nei campi di sterminio. È l’occasione per pensare su quanto è accaduto in passato e aprire momenti di riflessione. Ormai non esistono più solo gruppi nazionalisti isolati che violano i diritti umani, ma i soprusi stanno diventando una costante a livello mondiale, mettendo a rischio quello che il sacrificio di tante persone ha conquistato. Serve una mobilitazione internazionale».
L’assessora alle pari opportunità Rossella Di Maggio ha richiamato l’attenzione sulla responsabilità collettiva: «La tutela dei diritti non è più esercizio di retorica, ma dovere di testimonianza. Stiamo attenti, stiamo uniti. Il momento è pericoloso. I diritti delle persone vengono violati quotidianamente e silenziosamente».
A sottolineare il valore educativo e sociale della memoria è intervenuta anche Annalisa Nobile, vicepresidente di Agedo Varese: «I pregiudizi di una volta non appartengono più solo al passato. Agedo si impegna per combatterli. Orientamento sessuale e affermazione di genere non sono deviazioni, ma sono parte centrale dell’accettazione di sé».
Chiudendo l’incontro, Ester De Tomasi, in rappresentanza dell’Anpi provinciale, ha lanciato un monito semplice e diretto: «Dobbiamo vigilare perché quello che è successo non si ripeta di nuovo».
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