Caso Crans Montana, l’affondo di Antonini: «Noi svizzeri troppo prudenti, sulla cronaca meglio la stampa italiana»

L'intervento del direttore della Scuola di giornalismo della Svizzera italiana alla festa di San Francesco di Sales

crans montana

Il re è nudo. Non usa giri di parole Roberto Antonini, già responsabile dell’informazione RSI e oggi direttore della Scuola di giornalismo della Svizzera italiana, ospite a Varese per la festa di San Francesco di Sales.«Contrariamente agli italiani che sono spesso esterofili, noi svizzeri siamo un po’ supponenti: pensiamo di essere migliori degli altri. I fatti di Crans Montana dimostrano che siamo esattamente come tutti gli altri».

L’intervento di Antonini ha preso le mosse dalla cronaca recente, il caso giudiziario di Crans Montana, che ha agito da specchio per le contraddizioni del sistema elvetico. «La Procura si è mossa tardi – ha spiegato Antonini –.  È un sistema che ha mostrato grosse falle».

Il dibattito si è poi spostato sulla differenza tra il modo di fare informazione in Italia e nella Confederazione. Antonini non ha nascosto la sua vicinanza allo stile svizzero, pur ammettendone i limiti: «In Svizzera c’è un atteggiamento più sobrio, si va meno sopra le righe rispetto all’Italia. Tuttavia, il nostro limite è l’eccesso di prudenza: nel caso di Crans Montana caso ci siamo fidati troppo dell’autorità».

Un paradosso che ha visto la stampa italiana primeggiare proprio in occasione dei fatti del Vallese: «L’Italia è scattata subito. A volte lo fa in modo un po’ “da baraccone”, tra eccessi scandalistici e televisioni urlate, ma su questa vicenda specifica bisogna ammettere che la stampa italiana ha lavorato meglio della nostra».

 

Se l’IA scrive le news, il giornalista deve tornare a fare le inchieste

 

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Pubblicato il 24 Gennaio 2026
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