Altre dimissioni nel Cda delle Scuole Materne di Gallarate. Si sente “la sfiducia”
Dopo Frisoli lascia anche la consigliera Maria Scillieri, che richiama esplicitamente il clima di difficoltà tra la maggioranza politica e i vertici dell'istituzione
Il Cda della Fondazione Scuole Materne perde un altro pezzo: si è dimessa nella giornata di martedì Maria Scillieri, uno dei sei membri rimasti in carica.
L’organo direttivo dell’ente, nel mezzo della tempesta legata agli aumenti e alla soppressione delle sezioni Primavera, aveva già perso uno dei suoi consiglieri, Alessandro Frisoli, che era in Cda in quota Fratelli d’Italia. Frisoli aveva addotto motivi personali, come ribadito anche in un’intervista al quotidiano la Prealpina nella giornata di martedì, pur sollevando temi chiaramente politici.
La lettera di dimissioni di Scillieri solleva esplicitamente proprio il tema politico di fondo: la grossa crisi di fiducia reciproca tra il Cda della fondazione e l’amministrazione comunale, che con il contributo diretto è il maggior finanziatore pubblico dell’istituzione e che, il sindaco, nomina lo stesso Cda.
Scillieri sei già stata nominata nel dicembre del 2021, dopo il rinnovo dell’amministrazione comunale, in rappresentanza dell’ala cattolica nel centrodestra. Nel comunicare al sindaco Andrea Cassani la decisione, presa «con rammarico e amarezza», Scillieri dice esplicitamente che «nel tempo è emersa, da parte dell’amministrazione [comunale] da Lei guidata, la sfiducia nell’operato del Consiglio di amministrazione».
I membri del consiglio di amministrazione avevano già da gennaio rivendicato (a partire dal presidente Marco Castoldi) il loro sincero impegno «sempre volontario e non retribuito» in una realtà da riformare, ma certo da inizio 2026 si sono visti stretti tra le preoccupazioni di genitori e personale da un lato e la sfudicia neppure tanto implicita da parte della maggioranza che li ha nominati. Per cui ora viene meno, sottolinea Scillieri, quel «clima di serenità, rispetto reciproco e fiducia» che servirebbe.
Come detto anche Alessandro Frisoli, che aveva invocato motivi personali, in una intervista a La Prealpina ha ribadito la scelta personale ma ha comunque sottolineato anche i motivi di distanza dal sindaco e dalla maggioranza, in particolare «sulla chiusura della Primavera».
Il contrasto sulle Primavera in effetti era anche finito nei verbali, da cui emerge appunto che lo scontro era politico e chiaro (sulle Primavera poi si è fatto un mezzo passo indietro, confermando la sezione a Madonna in Campagna).
Frisoli ha però contestato gli inviti dalla maggioranza al Cda a «darsi una svegliata» (come detto in consiglio da Deligios della Lega) e detto in sostanza che c’è chi ha accelerato troppo nel percorso di spending review che i vertici della Fondazione stavano portando avanti con difficoltà.
Sta di fatto che da gennaio le tensioni che si sono scaricate sul Cda, ora ridotto da sette a cinque membri. Tecnicamente non è decaduto: c’è ancora il numero minimo di consiglieri previsti. Nel caso, la formazione di un nuovo Cda dipende dal sindaco Cassani: andare avanti o “azzerare”?.
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