Prevenzione, l’investimento che rende: così cambia la sostenibilità della sanità

Dal ritorno economico degli screening al rafforzamento dell’assistenza territoriale, dal ruolo strategico di infermieri e professioni sanitarie alla necessità di intervenire su stili di vita e solitudine: il futuro del Servizio sanitario nazionale passa da un cambio di paradigma, che sposti il baricentro dalla cura alla promozione della salute

economia della salute

Alla tre giorni dell’Economia della salute alle Ville Ponti si è parlato di prevenizone. L’investimento nella prevenzione non può più essere letto come una voce di costo da comprimere nei bilanci pubblici, ma come la leva più efficace per garantire la sostenibilità di lungo periodo del Servizio sanitario nazionale. È questo il messaggio emerso dal panel dedicato al valore economico e sociale della prevenzione, nel quale accademici, rappresentanti delle professioni sanitarie e attori del settore sociosanitario hanno indicato la necessità di un cambio di paradigma: superare una sanità ancora troppo “ospedalocentrica”, centrata sulla cura della malattia, per costruire un sistema territoriale orientato alla promozione della salute.

PREVENIRE HA UN VALORE ECONOMICO

A quantificare il valore economico delle politiche preventive è stata Vittoria Ardito, Adjunct Lecturer della SDA Bocconi. Citando i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, Ardito ha ricordato che ogni euro investito in interventi ad alto impatto, come le vaccinazioni antinfluenzali o i programmi di riduzione del rischio cardiovascolare, può generare un ritorno fino a 14 euro.
Un beneficio che non riguarda soltanto il contenimento della spesa sanitaria diretta, ma si traduce anche in maggiore produttività lavorativa e in un più ampio benessere sociale. Eppure, nonostante evidenze così solide, l’adesione ai programmi di prevenzione in Italia resta insufficiente. Solo il 55-60% delle donne partecipa allo screening mammografico, mentre per lo screening del tumore del colon-retto si scende al 30-35%. Per contrastare questa inerzia comportamentale, Ardito propone il ricorso ai “nudge”, incentivi comportamentali finanziari o simbolici, capaci di premiare chi aderisce attivamente ai percorsi di salute e di trasformare la prevenzione da semplice opportunità a scelta consapevole.

L’ESERCITO DEGLI OVER 80

Sul tema delle risorse, Franco Massi, presidente nazionale UNEBA, ha messo in luce uno squilibrio strutturale del sistema italiano. Il nostro Paese destina circa il 40% della spesa sanitaria alla rete ospedaliera, mentre Francia e Germania si fermano intorno al 25%, investendo molto di più nei servizi territoriali. Una carenza che pesa soprattutto sulla popolazione anziana: in Italia circa 2,8 milioni di over 80 vivono soli, di cui 450mila nella sola Lombardia. Una fragilità sociale che si trasforma spesso in fragilità sanitaria, perché, come è stato sottolineato nel dibattito, ci si ammala anche di solitudine. Da qui la proposta di un piano straordinario per i Centri diurni integrati, considerati da Massi uno strumento ad alta efficacia e a costi contenuti. Un posto in un centro diurno costa infatti al fondo sanitario circa un terzo rispetto a una degenza in RSA, mentre per le famiglie il carico economico si riduce a un quinto. Investire in queste strutture significa quindi migliorare la qualità della vita e alleggerire insieme la pressione sugli ospedali e sui bilanci familiari.

INFERMIERE RUOLO STRATEGICO

Decisiva, in questa trasformazione, è anche la valorizzazione dei professionisti sanitari. Silvia Re, vicepresidente dell’OPI Milano Lo-MB, ha definito quello dell’infermiere un ruolo strategico, grazie alla sua presenza capillare nei territori, nelle scuole e nelle nuove Case di comunità. L’infermiere è spesso il primo punto di contatto tra cittadino e sistema salute, e per questo può intercettare precocemente le fragilità prima che si trasformino in cronicità.
Nella stessa direzione si inserisce l’intervento di Diego Catania, presidente della FNO TSRM e PSTRP, che ha richiamato l’attenzione sul contributo delle 18 professioni sanitarie spesso meno visibili ma essenziali, dai tecnici di radiologia agli assistenti sanitari, fino agli igienisti dentali. Figure decisive, per esempio, nell’abbattimento delle liste d’attesa degli screening mammografici o nelle attività di prevenzione legate alla sicurezza alimentare e sul lavoro.

RESTITUIRE ATTRATTIVITÀ ALLE PROFESSIONI

La sfida, ha osservato Catania, è restituire attrattività a queste professioni, riconoscendone pienamente il valore sociale ed economico.
Anche per Sergio Bariani di AIOP la filiera della salute deve diventare continua, integrando pubblico e privato in una rete che parta dal domicilio. Le RSA, ha ricordato, si sono evolute in centri multiservizi, capaci di offrire assistenza domiciliare e nuclei specializzati per l’Alzheimer, contribuendo a prevenire il decadimento funzionale e a evitare ricoveri ospedalieri impropri.

AUMENTARE LA SPESA

A chiudere il quadro è stato Davide Croce, direttore del Crems, che ha riportato l’attenzione sulle cause principali delle patologie croniche: fumo, dieta scorretta e inattività fisica. In Italia, ha denunciato, la spesa reale per la prevenzione pesa meno del 3% sul totale della spesa sanitaria: troppo poco per un Paese chiamato a confrontarsi con l’invecchiamento demografico dei prossimi decenni. Per questo la prevenzione, oltre che una scelta economicamente razionale, si configura come un impegno etico e politico. Investire oggi nella salute significa costruire un sistema più equo, più sostenibile e più vicino ai bisogni reali delle persone.

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Pubblicato il 21 Marzo 2026
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