Bper e i “lupi” del risiko bancario. Crescita e mercato come vera difesa
Gianni Franco Papa (Ad Bper): «Se qualcuno ci guarda è perché stiamo facendo bene». Tra aggregazioni, competizione e capitalizzazione di mercato, le banche italiane rafforzano il proprio modello puntando anche sull’assicurativo come leva strategica
Nel bel mezzo del risiko bancario italiano, la solidità dei conti e la crescita diventano la prima linea di difesa contro eventuali assalti esterni. È il messaggio che arriva da Bper Banca, per voce dell’amministratore delegato Gianni Franco Papa, intervenuto al “Merger & Acquisition Summit 2026” organizzato da Il Sole 24 Ore.
LA METAFORA DEI LUPI
«Se qualcuno ci guarda è perché stiamo facendo bene», ha osservato Papa, richiamando la metafora dei “lupi”, utilizzata dal primo azionista Unipol. L’amministratore delegato di Bper sa bene anche che non si può tirare in ballo il mercato solo quando conviene, e per questo ha riportato quella metafora nel suo contesto originario. Quando si diventa appetibili agli occhi dei concorrenti, la vera protezione non è difensiva in senso tradizionale, ma passa dalla capitalizzazione di mercato. Più una banca performa, più diventa costoso e complesso qualsiasi tentativo di scalata.
Il tema si inserisce in un contesto di consolidamento strutturale del settore. L’Italia, storicamente frammentata, sta evolvendo verso un modello europeo basato su pochi grandi gruppi. Secondo Papa, l’obiettivo è chiaro, bisogna arrivare a tre o quattro grandi player nazionali in grado di sostenere l’economia e competere a livello internazionale. Attualmente in Italia ce ne sono due, Intesa Sanpaolo e Unicredit.
PIÙ CHE DIMEZZATO IL NUMERO DELLE BANCHE
Negli ultimi 30 anni il numero di banche è diminuito in molti Paesi, mentre è aumentata la dimensione media degli istituti e si sono affermati grandi gruppi diversificati. In Italia, a fine 2024 il sistema bancario contava 134 intermediari (53 gruppi e 81 banche individuali), in netto calo rispetto ai 510 del 2014.
Nell’area euro le banche sono passate da 10.900 nel 2001 a poco più di 4.300 nel 2022 (−60%). Nell’Unione Europea, tra il 2008 e il 2022, il numero medio di banche per Stato è sceso del 52%, mentre la dimensione media degli istituti è cresciuta di oltre il 70%.
Una tendenza simile si osserva anche negli Stati Uniti (da oltre 8.300 banche nel 2000 a circa 4.600 nel 2023) e nel Regno Unito (da quasi 500 a meno di 300 nello stesso periodo). In Italia, la concentrazione è stata favorita prima dalla rimozione dei vincoli geografici e dalle privatizzazioni, poi da requisiti patrimoniali più severi e da maggiori obblighi di compliance e reporting. Per molte banche, soprattutto piccole e medie, le fusioni sono diventate quasi necessarie per distribuire i costi fissi su una base più ampia. (Fonte dati Banca d’Italia, “Concentrazioni bancarie e concorrenza nel mercato europeo”, febbraio 2026)
IL BUSINESS ASSICURATIVO DELLE FILIALI
Le operazioni di M&A (fusioni e acquisizioni) restano quindi centrali, anche se nel breve periodo Bper è concentrata sull’integrazione della Popolare di Sondrio, l’ultima di cinque operazioni portate a termine dal 2017 a oggi. Parallelamente, cresce il peso strategico della bancassurance, ovvero la partnership tra banche e compagnie di assicurazioni per vendere prodotti assicurativi direttamente attraverso le filiali bancarie. Il business assicurativo si conferma uno dei pilastri del moderno modello bancario, capace di generare ricavi ricorrenti e diversificati. «È uno dei pilastri della nostra crescita», ha sottolineato Papa, evidenziando le buone performance nella distribuzione dei prodotti assicurativi.
La partita del risiko non si gioca solo sulle acquisizioni, ma sulla capacità di costruire modelli sostenibili e redditizi nel tempo. Le mosse dei concorrenti, come il possibile rafforzamento di UniCredit in Generali, vengono osservate con attenzione ma senza allarmismi. «La competizione è il sale della vita», ha commentato il banchiere.
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