Da content creator a imprenditrice: la storia e i consigli di Francesca Luraschi

L'intervista alla creatrice di @lafrancilura sulla scelta di rimanere sul territorio e sulla nascita del progetto "Business in Pink" per donne imprenditrici

Quella di Francesca Luraschi, seguitissima sui social come @lafrancilura, è la storia di come è possibile trasformare un’idea nata per divertimento in un lavoro vero e proprio.

Intervistata nell’ultima puntata della Materia del giorno dal giornalista di VareseNews Alessandro Guglielmi, Luraschi ha raccontato la sue esperienza partita nel 2018 con la pubblicazione di consigli sul tempo libero nelle province di Varese e Como, e che pian piano è arrivata a costruire un rapporto di fiducia con una community da quasi 29 mila follower.

Di recente, Luraschi ha avviato un nuovo progetto: “Business in Pink”, una start up mirata a sostenere le donne che decidono di mettersi in proprio.

Trovare la propria identità sui social, «Mai copiare qualcun altro»

Al posto di rivolgersi al pubblico più ampio possibile, Luraschi ha preferito concentrarsi su una dimensione locale con una strategia chiara: creare un rapporto di fiducia con il proprio pubblico. «È importante trovare il proprio target – spiega Luraschi – e il mio sono le persone che vivono in provincia. Ovviamente, in questo modo non raggiungerò mai numeri vertiginosi di follower, ma ci sono più aspetti positivi che negativi in questa scelta».

Il rapporto di fiducia tra content creator e pubblico è anche una questione di credibilità. Prima di comparire in un video di Luraschi, ogni attività deve rispettare requisiti precisi. «Nei miei video – spiega la content creator – sono me stessa e mostro solo quello che piace a me in prima persona».

Con oltre 500 attività visitate, il processo creativo comincia con un confronto preventivo con i ristoratori per identificare i piatti caratteristici, la produzione video sul posto, la stesura dello script e una fase successiva di montaggio.

Per chi desidera intraprendere una carriera simile, l’errore principale da evitare è l’emulazione: «Sui social – sottolinea Luraschi – sembra che ogni idea sia già stata realizzata, ma in realtà ogni persona è diversa, quindi devi riuscire a tirar fuori quello che hai dentro».

Dai social all’impresa, la storia di Business in Pink

Lasciare il lavoro precedente per dedicarsi esclusivamente all’attività social, è stato il motore che ha spinto Luraschi  a fondare la sua prima start up. «Quando ho lasciato il mio lavoro due anni e mezzo fa, mi sono ritrovata da sola con la mia partita IVA e dicevo, adesso cosa faccio?».

«Sentivo – continua – il bisogno di confrontarmi con qualcuno, parlare con altre donne che vivessero la mia stessa situazione». Ecco quindi l’idea: «Creare una rete e offrire dei servizi per non lasciare le imprenditrici da sole».

Business in Pink si rivolge alle donne che vogliono lanciare un’azienda, per rispondere alle necessità specifiche del mondo imprenditoriale femminile. Particolare attenzione quindi alla conciliazione tra famiglia e ambizioni professionali e a come mettere in ordine le proprie idee per indirizzare la creatività verso obiettivi concreti e raggiungibili.

A sei mesi dal lancio, la realtà assiste diverse figure nel posizionamento sul mercato e nella pianificazione delle attività. Il consiglio finale rivolto alle aspiranti imprenditrici è quello di superare i blocchi iniziali legati alla ricerca della perfezione: «Il consiglio – rivela Luraschi – è di buttarsi. Basta avere almeno un’idea, stendere una timeline dei primi passi fondamentali e poi mettersi in azione. Non bisogna aspettare che sia tutto perfetto, altrimenti non si comincerà mai».

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Alessandro Guglielmi
alessandro.guglielmi@varesenews.it

 

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Pubblicato il 22 Giugno 2026
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