Il reggae giamaicano negli anni ’70 non era solamente Bob Marley
Anche se ai suoi livelli di popolarità non arrivò nemmeno il suo ex-socio Peter Tosh
Non c’è alcun dubbio che gran parte della simpatia verso il mondo del reggae in quegli anni fosse legata all’uso quasi religioso della marijuana da parte dei Rasta: chi nel 1980 andò a S.Siro a vedere Marley ricorda lo stadio quasi trasformato in un fumante fornello da pipa! Si pensava peraltro che la Giamaica intera fosse una sorta di porto franco, ma non era così, come dimostra il titolo di questo disco. Alla fine il vero successo mondiale per il reggae giamaicano arrivò solo per Bob Marley, ma Peter Tosh avrebbe potuto essere uno dei migliori concorrenti, dato che insieme a Bob e a Bunny Livingston formava il trio originale degli Wailers fino a Catch A Fire del 1973. In più ebbe il prezioso endorsement degli Stones, che lo misero sotto contratto con la loro casa discografica e cantarono con lui Don’t Look Back, unico vero suo hit. Come successe a Bob Marley fu vittima di una violentissima rapina in casa sua, ma a differenza dell’amico non se la cavò poiché gli spararono due colpi alla testa.
Curiosità: la legalizzazione della marijuana non fu l’unica istanza politica di Tosh. Al concerto No Nukes di New York si presentò con una kefiah palestinese e la tradizionale canna: non si sa se per l’una o per l’altra non comparve nel triplo album che ne fu tratto. E in seguito cantò contro l’apartheid.
La rubrica 50 anni fa la musica
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