Varese è una città per i giovani? Riflessioni e proposte di un padre
Orazio ha due figli poco più che adolescenti: uno è già partito e l'altro lo farà appena terminato il liceo. La sua riflessione è sulla capacità di attrarre i giovani e di farli restare
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lettore che ci scrive a commento della notizia di un accordo tra l’Università dell’Insubria e Confesercenti in favore della comunità accademica.
Mi chiamo Orazio Cucinotta e sono un cittadino di Varese da sempre, da quando sono nato.
Ho due figli: Andrea, di 20 anni, che attualmente studia medicina a Roma, e Luca, di 17, che a settembre inizierà l’ultimo anno al liceo scientifico Ferraris. Anche lui ha già le valigie pronte: il suo obiettivo è trasferirsi a Milano per frequentare il Politecnico.
Le racconto questo non per caso, ma per offrirle un piccolo spaccato concreto della realtà: due ragazzi poco più che adolescenti che hanno già deciso di non costruire il loro futuro a Varese.
Ho letto pochi minuti fa il suo articolo, scritto in modo molto chiaro e professionale, ma devo ammettere che il contenuto mi ha lasciato profondamente perplesso.
L’accordo descritto mi appare come uno dei tanti compromessi “all’italiana”: iniziative che cercano di dare l’impressione di affrontare un problema, senza però incidere davvero su una situazione che è ormai critica da anni. Una situazione che la politica, troppo spesso condizionata da logiche di parte, narcisismi e interessi particolari, non è mai riuscita ad affrontare in modo serio e strutturale.
Leggendo, ho avuto la netta sensazione che si stiano proponendo soluzioni superficiali a un problema molto più complesso. Pensare che abbassare i prezzi in centro possa essere la chiave per attrarre i giovani è, a mio avviso, un’illusione. E sorprende che a sostenerlo siano anche persone di buon livello culturale.
I giovani di Varese non chiedono sconti: chiedono di essere ascoltati. Chiedono una città che rispecchi il loro modo di vivere, le loro esigenze, le loro aspettative.
Oggi si parla di sicurezza, di mobilità, di qualità della vita urbana, ma soprattutto si dovrebbe parlare di prospettiva. La generazione attuale vive in un contesto completamente diverso, siamo nell’era dell’innovazione digitale e dell’intelligenza artificiale: un cambiamento che, ho l’impressione, molti decisori non hanno ancora compreso fino in fondo.
Le misure proposte rischiano di essere poco più che uno “specchietto per le allodole”, mentre il problema reale è molto più profondo.
Varese, purtroppo, è una città ferma da anni. Ha perso attrattività, ha perso energia, e oggi appare invecchiata, non solo anagraficamente ma anche culturalmente e progettualmente.
Eppure il territorio ha enormi potenzialità. Quello che manca è una visione. Manca il coraggio di guardare la città con gli occhi dei giovani, e non attraverso il filtro degli equilibri politici o degli interessi di breve periodo.
La politica dovrebbe fare proprio questo salto culturale: iniziare ad ascoltare davvero i ragazzi, comprenderne i bisogni e costruire, insieme a loro, una città che torni a essere viva, dinamica e attrattiva.
Ci sono alcune azioni concrete che, a mio avviso, potrebbero contribuire a riportare Varese ai livelli che merita:
Presenza universitaria forte (ma non solo)
- Campus vivi, non solo sedi isolate
- Attività extracurricolari: eventi, associazioni, sport
- Collaborazioni con aziende locali Non basta avere un’università: serve un ecosistema universitario vivace.
Vita sociale e notturna
- Locali accessibili (prezzi ok per studenti)
- Eventi frequenti (musica, cultura, festival)
- Zone pedonali vive la sera I giovani scelgono le città dove possono uscire anche senza pianificare troppo.
Costo della vita sostenibile
- Affitti accessibili
- Trasporti economici
- Offerte studentesche diffuse Se vivere costa troppo → i giovani vanno altrove (es. Milano sì, ma con sacrifici).
Collegamenti efficienti
- Treni frequenti (anche la sera/notte)
- Collegamenti tra quartieri
- Facilità per tornare a casa o muoversi Una città “isolata” perde attrattività anche se è bella.
Opportunità (studio + lavoro)
- Stage, tirocini, startup
- Collegamenti con imprese
- Spazi di coworking I giovani vogliono prospettive, non solo studiare.
Identità culturale e creativa
- Eventi artistici
- Spazi per creativi
- Festival riconoscibili Le città attrattive hanno una “personalità” chiara
Spazi pubblici vivi
- Parchi frequentabili
- Piazze attive
- Biblioteche moderne Non solo locali: serve anche socialità “low cost”.
Non si tratta di interventi simbolici, ma di un progetto complessivo.
Senza questo cambio di prospettiva, continueremo a vedere i nostri ragazzi partire. E con loro, il futuro della città.
Grazie mille per il suo tempo
Orazio
Papà di Andrea e Luca
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