Anche i prof contro la riforma: “Chiederemo il sostegno del rettore”
Gli associati dell'Insubria si sono riuniti per confrontarsi sul disegno di legge Tremonti - Gelmini. Hanno sottoscritto un documento che sarà consegnato a Renzo Dionigi
Chiederanno al rettore, Renzo Dionigi, di farsi portavoce della loro critica alla riforma dell’università. I professori associati di Varese e Como dell’Università dell’Insubria si sono riuniti in assemblea lo scorso 13 ottobre per confrontarsi sulle novità del disegno di legge Tremonti-Gelmini e sugli ultimi provvedimenti di legge che stanno interessando il mondo accademico (L. 133/08, L. 1/09, L. 122/10 ex D.L. 78/10). Il dissenso era stato manifestato inizialmente da studenti e ricercatori tanto che i corsi, in alcuni facoltà come medicina e scienze, sono iniziati senza questi ultimi che hanno dichiarato la loro indisponibilità a fare didattica. Ma l’opposizione alla riforma è trasversale ed è stata appoggiata subito anche da molti professori associati che hanno riassunto la propria opinione in un documento che ha già raccolto le firme di molti dei docenti dell’ateneo. I professori associati "considerano con estrema preoccupazione" le norme contenute nel disegno di legge "soprattutto – specificano – per quanto riguarda il governo delle Università". Il riferimento è alla possibilità di aprire a soggetti esterni il consiglio di amministrazione degli atenei, prevista in uno degli articoli più contestati della riforma. I prof non condividono inoltre "la precarizzazione definitiva del ruolo base di Ricercatore, che avrà come inevitabile conseguenza la perdita di autonomia e indipendenza e la sottomissione a logiche clientelari; l’accessibilità delle cariche accademiche ai soli Professori Ordinari; la cancellazione del principio di rappresentanza delle componenti accademiche a tutti i livelli; la consegna totale del potere al Rettore e a un Consiglio di amministrazione tra i cui componenti esterni potranno facilmente trovar posto neopensionati Ordinari "eccellenti", se non anche politici e funzionari di partito".
L’appello va dunque al Magnifico Rettore al quale i professori consegneranno il documento chiedendo di "farsi interprete nelle sedi istituzionali, presso i mezzi di informazione e la cittadinanza tutta del dissenso e della critica nei confronti del ddl nonché dell’esigenza di profonde modifiche al testo allo scopo di salvaguardare la natura pubblica, libera e aperta dell’Università e della ricerca in Italia". Nonostante dunque l’approvazione della riforma sia slittata per la mancanza di risorse non si placa in Italia e nemmeno a Varese la protesta contro i suoi contenuti: "Questo ddl – commentano i professori – presentato come "anti-baronale" e "meritocratico", è in realtà al contrario – nella sua forma presente – un testo la cui attuazione consegnerebbe definitivamente le Università proprio nelle mani di quei pochi Ordinari "baroni" che – per aver fino ad oggi influenzato in prevalenza le sorti degli Atenei – sono tra i principali responsabili delle disfunzioni dell’Università in Italia"
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