Clinica Santa Rita: in aula si ascoltano gli orrori
Nel corso del processo che si svolge nell'aula bunker sotto il carcere di San Vittore, sono state riproposte le intercettazioni che hanno permesso di sollevare il coperchio su una gestione definita dall'accusa "inimmaginabile"
Gli orrori della clinica Santa Rita di Milano sono riecheggiati in aula. Le intercettazioni che hanno portato a svelare le attività che venivano effettuate all’interno della clinica sono state riproposte nell’aula bunker sotto il carcere di San Vittore dove è in corso il procedimento.
L’indagine, partita dalla verifica delle cartelle mediche per accertare parcelle o rimborsi gonfiati, ha portato alla luce una gestione criminale delle attività mediche: i tendini scambiati prima dell’intervento, operazioni fatte solo per “far cassa”, chiodi non sterili impiantati ugualmente. Come quello che il dottor Scarponi, del reparto di ortopedia, voleva utilizzare per un anziano: «Battista non ve lo risterilizza, che reimpiantate?» chiede un’assistente di nome Stefania. E Scarponi la rimprovera: «Mica lo butterà… io se vuoi sotto mia responsabilità lo reimpianto subito in qualsiasi malato». Stefania: «Magari subito… quando capita la misura giusta». Scarponi: «È come una pinza chirurgica… Se il malato ha 90, 95 anni ha una brevissima aspettativa di vita eh».
Operazioni inutili, guadagni ad ogni costo, corpi umani trattati come merce, cartelle cliniche gonfiate, primari senza scrupoli e infermieri compiacenti. Uno scenario «inimmaginabile» quello della clinica Santa Rita, almeno secondo la tesi dell’accusa.
Per gli investigatori ciò che era più «inquietante» in quella clinica era l’alto numero di decessi nel reparto di riabilitazione: ben il 13% delle persone decedute in Lombardia nel 2007, il 13% sono morte alla Santa Rita.
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