Un tumore la devasta, il “viaggio della speranza” a Milano è un miraggio
Branca, 48 anni distrutta da una neoplasia, ha trovato all'Istituto dei Tumori di Milano una possibile soluzione. Ma è sola e non c'è chi la accompagni
Branca Kosar, 48 anni di origine croata, vive a Varese. È arrivata sei anni fa con un lavoro come assistente ai malati.
Dal 2004, però, la sua vita si è trasformata in un doloroso calvario. Il tumore mammario, trattato nel 2000 a Zagabria, aveva rialzato la testa. I medici del Circolo, che la presero in cura, diagnosticarono metastasi all’addome, ai polmoni, allo scheletro. Venne sottoposta a terapia farmacologica e il tumore tornò sotto controllo.
Poi, una nuova ricaduta, una necrosi mascellare le trasformò il volto: uno strano gonfiore non le permetteva più di aprire l’occhio, provocando una continua lacrimazione.
Era il gennaio del 2006 quando i medici del Circolo decisero di intervenire per ridurre la "necrosi", una complicanza che in rare occasioni e situazioni particolari può sopravvenire alla terapia oncologica eseguita.
Ancora una volta, Branca tornò in ospedale: prima, con un intervento, le tolsero tutti i denti, poi, per ben tre volte, si tentò di risolvere la situazione asportando parzialmente l’ossatura dentale.
Interventi molto dolorosi che stravolsero completamente la vita di Branca senza risolvere il suo problema.
La donna divenne dipendente dalla morfina per poter sopportare il dolore e la sua alimentazione si ridusse a liquidi e omogeneizzati.
Già distrutta fisicamente dalla malattia, Branca viene messa ko dal precipitare della situazione economica.
A Varese senza parenti e amici, cominciò a bussare a tutte le porte: l’Asl le riconobbe il 100% di invalidità e la possibilità di ricevere un assegno legato alla malattia.
Il voucher temporaneo, però, non è incassabile perché lei, croata, ha solo il permesso di soggiorno e non la carta di soggiorno che spetta solo a chi risiede da almeno 5 anni in territorio italiano e ha un lavoro. Ma lei non può più lavorare.
Oggi Branca può contare solo sul contributo sociale per l’affitto e sul fondo alimentare che le hanno riconosciuto i servizi sociali del Comune, oltre ad un sostegno monetario che da due anni le viene elargito dalla Lega Tumori sezioni di Milano e di Varese.
Nella vita di Branca, la speranza è tornata nel maggio scorso, durante una delle quotidiane visite per somministrarle la morfina. In casa è entrata una guardia medica che, vista la sua cartella clinica, le ha suggerito di rivolgersi all’istituto dei Tumori di Milano dove avevano avviato una terapia sperimentale a base di ozono.
L’arrivo a Milano ha ribaltato le aspettative della donna.
Quella necrosi, legata alla terapia oncologica ricevuta per curare le metastasi mammarie, si potrebbe bloccare e, una volta superata l’infiammazione con una cura antalgica e antibiotica, si potrebbe pensare ad un intervento di ricostruzione della mascella per restituire vita e dignità a Branca, finalmente libera da omogeneizzati e mascherina per coprire il proprio dolore.
Ancora una volta, però, sulla strada della speranza si sono messi alcuni ostacoli. Il prossimo tre dicembre, Branca conoscerà la risposta dei medici, i tempi, i modi per guarire definitivamente. Per raggiungere questo traguardo, però, Branca dovrà andare a Milano, sottoporsi a terapie debilitanti e sfibranti: da sola, senza poter contare su un aiuto concreto.
Al suo fianco, dal maggio scorso, c’è l’associazione Caos che volontariamente frequenta i malati oncologici del Circolo a Varese per ascoltarli e tentare un aiuto: « Abbiamo trovato un nostro volontario che da luglio scorso sta accompagnando Branca alle visite in ospedale – spiega Adele Patrini, presidente dell’associazione di volontariato – La vita di Branca, la sua guarigione dipendono dal buon cuore di quest’ uomo. Ora stiamo cercando di bussare a tutte le porte istituzionali. La nostra vuole essere una battaglia in favore di quanti sono costretti a cercare una speranza di vita lontano dal luogo dove abitano. Perché non debbano ridursi a elemosinare un accompagnamento per tornare a sperare. Oggi le associazioni di volontariato si muovono solo a livello provinciale e, nonostante la rete degli ospedali lombardi, i pazienti sono abbandonati a loro stessi».
Nel nome di Branca e del suo dolore, Caos si sta impegnando perché non ci siano più distanze quando è in gioco la vita e la dignità delle persone.
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