Il voto cattolico, se esiste, l’Udc e il Partito Democratico

Giuseppe Adamoli, consigliere regionale Partito Democratico, apre una riflessione sull'elettorato cattolico e i rapporti con il Pd

Riceviamo e pubblichiamo

Varese News ha dedicato opportunamente molta attenzione all’analisi del voto del 13 e 14 aprile alla quale ho partecipato anch’io con due contributi. Vorrei ora aggiungere qualche considerazione, e magari aprire un dibattito,  sul cosiddetto “voto cattolico”.
È chiaro che questo voto non può essere considerato come una “categoria  politica”, ma solo come l’insieme delle scelte dei cattolici in una condizione di irreversibile pluralità di comportamenti elettorali. E’ un tema questo che dovrebbe interessare tutti in quanto la contrapposizione fra cattolici e laici in politica è un vero e proprio controsenso.
Convenzionalmente si stima l’elettorato cattolico un terzo di quello complessivo e di natura interclassista per definizione storica. L’UDC, unico partito italiano di proclamata ispirazione cristiana, è il primo che merita una breve riflessione. Il suo risultato  (5,5%) deve essere valutato in ragione della fortissima spinta alla polarizzazione sulle forze maggiori. Da questo punto di vista è un risultato tutt’altro che negativo. E’ interessante mettere in evidenza che questo è il partito che ha registrato i flussi più forti sia in entrata che in uscita cambiando circa un terzo del proprio elettorato. Il flusso in uscita si è indirizzato verso i suoi ex alleati della casa delle libertà per motivi politici generali (voto utile, dissenso per lo strappo da Berlusconi). Il flusso in entrata è stato originato dal suo no al bipolarismo (c’è ancora una parte di italiani contraria) e dalla sua dichiarata identità.
Credo che il dato elettorale dell’UDC sia la conferma che un partito con queste caratteristiche può aspirare ad un ruolo di cuscinetto che può forse risultare decisivo alleandosi con uno dei due schieramenti ma non può coltivare ambizioni più grandi. In sostanza l’UDC è l’ultima trincea “centrista” del bacino elettorale della DC, che testimonia paradossalmente con la sua stessa presenza l’impossibilità di rivivere la stagione di quel grande partito.
E’ facile prevedere d’ora in poi profonde tensioni nell’UDC fra la politica di Casini di distacco da Berlusconi e le spinte della periferia che non abbandoneranno facilmente le posizioni di potere acquisite quasi tutte con la ex Casa delle libertà.
Due altri dati strutturali vengono alla luce nell’esame del voto:
– la maggior parte dei cattolici si è accasata nel Popolo della libertà e al nord anche nella Lega.
– Il PD ha esercitato un’attrazione debole sui cattolici, minore di quella che fu dell’Ulivo e infatti vi è stata una fuoriuscita piccola ma significativa verso l’UDC.

Quali sono le ragioni di questi due fatti incontestabili? 
La presenza  di nove candidati radicali e la contestuale sotto rappresentazione dei cattolici nelle liste del PD (lamentata in alcune province, per esempio a Milano) sono motivi contingenti che reputo non molto importanti. Le ragioni sono ben altre, più profonde e difficili da rimuovere. Ne indico qualcuna.
– La diffidenza storica dei cattolici verso la sinistra malgrado l’unità sui valori trovata mirabilmente nella Costituzione repubblicana.
– La memoria dei referendum popolari su grandi problematiche civili con implicazioni valoriali, l’ultimo sulla fecondazione assistita con l’invito esplicito all’astensione della Gerarchia ecclesiastica.
– La riluttanza del PD a mettere al centro del dibattito problemi etici – che sono civili e laici, non religiosi – che il progresso della  scienza e della tecnica  portano nelle aule parlamentari e dovunque c’è un potere legislativo.
Non credo proprio che i cattolici maturi pretendano la soluzione di questi problemi secondo il loro orientamento culturale, ma certamente non accettano un atteggiamento pregiudizialmente contrario (qualche volta così è apparso). So bene che queste problematiche hanno influito poco sul voto di aprile. Ed è proprio questa la considerazione più preoccupante ed amara. I sondaggi pre e post elettorali (e le conoscenze personali) dicono all’unisono che la gente comune ritiene a larghissima maggioranza  che la difesa dei principi percepiti come  “cristiani” (che si condividano oppure no)  è assegnata al centrodestra. Tocca a noi l’onere di dimostrare che non è così con proposte concrete e comportamenti coerenti se vogliamo essere forza di governo in tutte le parti d’Italia e non solo in qualche regione del centro.
L’insediamento elettorale del PD assomiglia troppo a quello del PCI e della sinistra tradizionale di una volta.
Se volgiamo lo sguardo al futuro le frecce all’arco del PD non sono però poche. Non vi sono ragioni di fondo perché la cultura personalistica e solidale di matrice cattolica non possa essere accolta pienamente in un moderno partito di centro sinistra europeo, popolare, non ideologico, riformatore. La sussidiarietà come principio ispiratore dell’azione dello stato e delle istituzioni pubbliche, la difesa della vita, il riconoscimento delle tradizioni religiose e civili della società si sposano bene con i valori di uguaglianza e di giustizia sociale tipici dell’ideale socialista purché interpretati alla luce della società cosiddetta post-moderna.
Non è senza significato che il Cardinale Tettamanzi oggi, così come il Cardinale Martini ieri, sia ritenuto anche dalla sinistra radicale la voce più autorevole in difesa delle povertà vecchie e nuove.
Ci sono tutte le condizioni perché il PD non sia, né sembri, l’ultimo stadio dell’evoluzione di PC, PDS, DS, ma non possiamo dimenticare che il 33% è grosso modo la percentuale del PC di Berlinguer. Il voto dei cattolici non è certamente l’unico fattore per allargare il consenso e  per lo sfondamento al centro, luogo nel quale si concentrano per definizione gli “indecisi” e i “fluttuanti” per motivi molto diversi fra loro. Ma certamente sarebbe un grave errore sottovalutarne l’importanza sotto ogni aspetto. Altrettanto sbagliato sarebbe immaginare che lo scarso richiamo del PD possa essere risolto organizzando una corrente tradizionale che tuttalpiù servirebbe per aumentare il peso dei dirigenti di provenienza DC, PPI e Margherita.
Aprire  un dibattito serio e franco su queste questioni complesse – ma vedo resistenze nel farlo – è necessario soprattutto nella fascia pedemontana tradizionalmente “bianca” da parte di tutte le culture politiche italiane.

Giuseppe Adamoli
Consigliere regionale Partito Democratico

www.adamoligiuseppe.it

Tutti gli eventi

di giugno  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Redazione VareseNews
redazione@varesenews.it

Noi della redazione di VareseNews crediamo che una buona informazione contribuisca a migliorare la vita di tutti. Ogni giorno lavoriamo cercando di stimolare curiosità e spirito critico.

Pubblicato il 07 Maggio 2008
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.


Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.