La formazione nel soccorso salva vite umane, anche se non si è soccorritori
Sos Valbossa dal 1992 assicura diversi servizi, a partire dal soccorso sanitario urgente. Dietro c'è una costante attività di formazione: "Più persone sono formate, anche solo a contattare correttamente al 112, più possono fare la differenza"
A Materia, lo spazio culturale di VareseNews, l’SOS della Valbossa ha raccontato il proprio lavoro quotidiano, offrendo uno spaccato articolato su cosa significhi oggi fare volontariato sanitario organizzato e su quanto sia centrale il ruolo della formazione dei cittadini. Non una semplice presentazione dell’associazione, ma un’occasione per riflettere su come il soccorso passi anche – e soprattutto – dalla consapevolezza e dalla preparazione diffusa.
A introdurre l’incontro è stata la presidente Cristina Crosta, che ha sottolineato il valore umano dell’esperienza: «È un’esperienza molto bella, molto gratificante». Un percorso che affonda le radici in una storia iniziata nel 1992 e che oggi si traduce in un’organizzazione strutturata, autonoma e radicata sul territorio.
Il cuore dell’intervento è stato affidato a Gianluca, responsabile dei corsi, che ha chiarito subito un aspetto spesso frainteso: «L’ambulanza è solo una parte della nostra attività». Accanto all’emergenza-urgenza, l’SOS della Valbossa opera infatti nei trasporti sanitari e sociali, nell’assistenza a eventi, nella formazione e nella diffusione della cultura sanitaria. Un impegno a 360 gradi che coinvolge oltre cento volontari, affiancati da personale dipendente, per garantire un servizio attivo 24 ore su 24, 365 giorni all’anno.

Grande spazio è stato dedicato al tema della formazione, considerata una responsabilità collettiva prima ancora che associativa. «Più persone sono formate, anche solo ad accedere correttamente al sistema di emergenza, più possono fare la differenza», è stato spiegato, ricordando l’importanza di saper utilizzare il numero unico europeo 112, di conoscere le manovre di primo soccorso e di comprendere come fornire informazioni corrette alle centrali operative. Una competenza che può incidere direttamente sull’efficacia e sulla tempestività dei soccorsi.
Non si tratta solo di preparare nuovi volontari, ma di rendere la cittadinanza più consapevole e attiva. I corsi di primo soccorso, di utilizzo del defibrillatore, di disostruzione pediatrica e le attività nelle scuole rispondono a questa visione, nella convinzione che «in alcune situazioni il personale laico può davvero fare la differenza».
Ampio anche il racconto della dimensione umana del volontariato, che va oltre la tecnica e le certificazioni. «Entriamo nelle case delle persone, nel mondo della loro sofferenza, e a volte anche solo tenere una mano aiuta tantissimo», è stato ricordato, evidenziando come l’ascolto, l’empatia e la presenza siano parte integrante del soccorso.
In chiusura, Cristina Costa ha richiamato il senso più profondo dell’impegno dell’associazione: «Ci serve saper fare, ci serve saper divenire, ma soprattutto ci serve saper essere». Una sintesi che restituisce l’idea di un volontariato fondato su competenze, responsabilità e relazioni, capace di costruire comunità e di rispondere in modo concreto ai bisogni di un territorio che cambia.
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