Vendita di immobili per sottrarli al fisco, condanna a un anno a Varese
Sotto la lente gli introiti derivati dalla alienazione di appartamenti e box a fronte di un debito con l'erario di oltre due milioni
È stata condannata lunedì a Varese a un anno di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali, un’ex avvocata (oggi radiata) riconosciuta colpevole del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. La sentenza è stata pronunciata dal tribunale monocratico.
I fatti contestati risalgono al 2017. All’imputata era stato concesso un piano di pagamento rateale a fronte di un debito con l’Agenzia delle entrate dell’importo di 2,5 milioni che però non è stato onorato. Secondo l’accusa, per sottrarsi alla riscossione coattiva, l’imputata avrebbe messo in atto una serie di atti formalmente leciti ma sostanzialmente idonei a depauperare il proprio patrimonio, rendendo inefficace qualsiasi procedura esecutiva.
In particolare, la donna avrebbe venduto tre appartamenti e un box auto per un valore complessivo di poco meno di 200 mila euro, impedendo così il pignoramento dei beni senza destinare le somme al soddisfacimento del debito erariale. Gli immobili sarebbero stati acquistati da terzi del tutto inconsapevoli, ignari dell’esistenza di debiti fiscali nei confronti dello Stato.
La querela era stata presentata dall’Agenzia delle Entrate. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a due anni di reclusione, mentre la difesa aveva sostenuto che “il fatto non sussiste”, sottolineando la liceità formale delle operazioni e l’assenza di un intento fraudolento.
Il tribunale ha però ritenuto provata la volontà di sottrarsi al pagamento delle imposte, riconoscendo la responsabilità penale dell’imputata. L’ex avvocata, già in passato condannata per truffa è stata così nuovamente giudicata colpevole. Le motivazioni della sentenza disponibili fra 70 giorni della decisione pronunciata dal giudice Davide Alvigini chiariranno nel dettaglio il percorso logico-giuridico seguito: nel coso della discussione era stata invocata una decisione della Cassazione.
SOTTRAZIONE FRAUDOLENTA AL PAGAMENTO DELLE IMPOSTE
Il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte è contemplato dalla legge tributaria 74 del 2000 e punisce chi, per sottrarsi a debiti fiscali (imposte sui redditi/IVA, sanzioni, interessi) superiori a 50.000 euro, compie atti fraudolenti (come vendite simulate) sui propri beni per rendere inefficace la riscossione coattiva dell’Erario, con pene detentive (reclusione da 6 mesi a 4 anni, aumentabili) e richiede il dolo specifico (intenzione di frodare il fisco) e la sussistenza di un credito erariale preesistente.
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