È stato dimesso il bimbo arrivato da Gaza e curato all’ospedale Del Ponte di Varese
Il piccolo, arrivato con la famiglia nel novembre scorso, è stato operato dall'equipe di chirurgia robotica urologica diretta dal professor Dehò
Si è concluso con esito positivo il percorso di cura del bambino arrivato da Gaza nel novembre scorso insieme ai genitori e ai fratelli e accolto a Varese. Il piccolo, preso in carico dall’Ospedale Del Ponte, è stato dimesso in buone condizioni generali.
Fin dai primi giorni, successivi all’arrivo in Italia, era emersa la necessità di sottoporlo a un intervento di urologia pediatrica. L’operazione è stata eseguita venerdì scorso nella sala operatoria di chirurgia robotica dell’Ospedale di Circolo di Varese.
Alla consolle si sono alternati il professor Federico Dehò, direttore dell’Urologia dell’ASST Sette Laghi, e la dottoressa Maria Glenda Di Napoli, responsabile dell’Urologia Pediatrica. Fondamentale il supporto dell’équipe di Anestesia pediatrica guidata dal dottor Luigi Andrea Ambrosoli, con il coordinamento del direttore del Dipartimento di area chirurgica, il dottor Andrea Rizzi.
L’intervento si è svolto senza complicazioni. Il bambino ha potuto rientrare direttamente in reparto, senza necessità di ricovero in Terapia Intensiva pediatrica. A quattro giorni dall’operazione è stato dimesso, potendo così riabbracciare la famiglia e proseguire il periodo di accoglienza fuori dall’ospedale.
Il suo arrivo rientra nelle missioni di evacuazione sanitaria (Medevac) attivate a livello nazionale per garantire cure specialistiche ai piccoli pazienti provenienti dalla Striscia di Gaza.
Un’operazione complessa resa possibile grazie al lavoro coordinato tra Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministeri della Difesa, dell’Interno e degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Dipartimento della Protezione Civile, Regione Lombardia, Areu e le strutture ospedaliere regionali, in collaborazione con la Centrale Remota Operazioni Soccorso Sanitario di Pistoia. Un sistema di rete che, ancora una volta, ha consentito di trasformare un viaggio segnato dalla guerra in un percorso di cura e speranza.
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