Siamo “figlie di nessuno”, ma andiamo avanti a lottare
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un gruppo di dipendenti della National Airport Services, la ditta dove lavorava la donna caduta dal portellone di un aereo il 22 giugno
Riceviamo e pubblichiamo
Siamo un gruppo di lavoratrici della National Airport Services. A conferma che le considerazioni del sig Ghiotti non sono del tutto campate in aria, portiamo a conoscenza di tutti gli interessati che la pratica scatenante il quasi mortale incidente occorso alla nostra
collega è ancora impunemente in atto.
Nessun accorgimento è stato posto in essere.
Noi, povere derelitte, non sappiamo se l’Asl nel corso delle indagine conoscitive ha rilevato fattori di rischio nel metodo usato (si può desumere positivamente considerato l’accaduto), non sappiamo se Asl ha invitato la società a provvedere diversamente; sappiamo soltanto che siamo "sollecitate" a non porre troppo domande e sbrigare il lavoro in tempi più stretti possibili.
Sappiamo che qualche giorno dopo l’incidente alcune persone si sono adoperate a pesare i sacchi rifiuti.
Peccato,però, hanno scelto un volo (AZ 749) producente il 50% in meno di rifiuti rispetto alla maggior parte dei voli intercontinentali.
Ci chiediamo, in effetti puerilmente, perchè non sono stati pesati i sacchi, per esempio, della compagnia Delta Airlines. Nella nostra ditta siamo in maggioranza donne, sappiamo che in altri tempi quando il servizio pulizie era detenuto da Sea questo lavoro veniva svolto da robusti uomini e senza la benchè minima anomalia fisica.
Ora questo lavoro è affidato ad esili ragazze il cui peso corporeo è inferiore al peso di quei maledetti sacchi. A volte gli scali di provenienza non attrezzano i contenitori rifiuti con gli appositi sacchi e a noi tocca raccogliere i rifiuti con le mani non avendo altro attrezzo utile.
In questi giorni di caldo terribile lavoriamo a temperature africane all’interno degli aeromobili.
Però a questo problema la NAS ha posto rimedio: il fulmineo passaggio di qualche responsabile e le magiche parole "su ragazze è una temperatura accettabile" si passa da temperature desertiche a temperetature polinesiane. E miracolo fu. Una collega ha avuto il privilegio anche di ascoltare il suono del tamurè. E noi siamo qui, tra il bisogno di portare a casa la sia pur miserabile paga, e il bisogno di non essere considerate schiave.
In aeroporto siamo considerate figlie di nessuno ed è per questo motivo che stiamo cercando di organizzarci in un gruppo.
Constatato il vuoto disinteresse che ci circonda a volte ci chiediamo guardandoci incredule se non siamo prede di futile vittimismo, ma è una sensazione che dura purtroppo un attimo. Poi ci rendiamo conto che è pura realtà e per questo semplice motivo che non molleremo. Siamo già riuscite ad interessare alla nostra causa alcune forze politiche con l’interrogazione parlamentare. Altro possiamo fare se tutte istanze interessate si decidano a promuovere iniziative serie.
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