Un’esplosione di ritmi africani sul Verbano
Da Lisbona a Laveno, i Terrakota aprono giovedì 26 al circolo005 il loro tour europeo
Sul palco giovedì sera saliranno sette musicisti provenienti dal Mozambico, Angola, Portogallo, Italia e almeno diciotto tipi di percussioni diverse dai nomi esotici e spesso sconosciuti. Il gruppo è nato a Lisbona crogiolo di lingue, culture e musiche diverse. Un crocevia di immigrati provenienti da tutti gli stati africani appartenenti alle ex colonie portoghesi e viaggiatori di ogni tipo.
Alex chitarra elettrica e acustica, n’goni, kissange e tablas del gruppo ha raccontato la storia del gruppo e risposto a qualche domanda.
«Ci siamo trovati tutti a Lisbona perché è un punto di riferimento per tutti gli immigrati di lingua portoghese, mozambicani e angolesi. La città non è molto grande e per questo è portata a creare nuovi contatti tra persone. Io e gli altri membri del gruppo ci siamo incontrati per affinità musicali e per interesse nella sperimentazione della musica afro».
Chi scrive i testi delle canzoni ?
«I testi delle canzoni sono scritti prevalentemente da Romì e Junior, voci del gruppo anche se poi ognuno dei musicisti apporta il proprio contributi con un arrangiamento o con una strofa. E’ un lavoro che facciamo insieme».
Che relazione c’è tra la musica e il pensiero politico?
«Fare musica significa fare arte e l’arte. Nell’arte anche se non è un obbligo, è fondamentale esprimere di sé stessi. Inoltre, quando si ha molta visibilità come musicista, è importante dire chiaramente quello che si pensa. Esprimere le proprie idee, anche politiche, è la logica conseguenza. Nelle nostre canzoni trattiamo vari temi sociali e politici. Siamo attenti soprattutto all’immigrazione. Nessuno di noi accetta questo sistema sbagliato. Nelle nostre canzoni vogliamo raccontare le contraddizioni di questo sistema ingiusto.
Non facciamo mai concerti per campagne politiche perchè non difendiamo la politica di nessun partito. Nessuno ci convince e ci sentiamo soprattutto anarchici. A noi interessa trasmettere dei messaggi attraverso le nostre canzoni e soprattutto il nostro spettacolo. La nostra esibizione è particolarmente allegra e coinvolgente, ma anche attraverso una festa vogliamo trasmettere dei contenuti e far conoscere aspetti tristi della realtà».
Quali sono le influenze sulla vostra musica e fonti di ispirazione?
«La nostra fonte di ispirazione è sempre l’Africa. Non solamente la musica del continente, Mozambico, Angola, Sengal, Zimbawe, ma anche di tutti i paesi dove c’è stata la deportazione degli schiavi africani. In questi paesi ritmi e le melodie africane si sono contaminati con la storia e con l’ambiente e si sono profondamente modificati. Dalla musica nera è nato il reggae, il rock e molti altri generi. A noi interessa studiare il ritmo alla ricerca delle origini africane in tutto il mondo, perché c’è un po’ di africa ovunque. Mescoliamo i generi musicali più diversi e facciamo gli accostamenti più strani per creare qualcosa di nuovo e per nulla scontato».
Siete contenti di venire a suonare a Laveno?
«Certo. Sappiamo che un piccolo circolo in un paesino sul Lago Maggiore. Scegliamo sempre i posti dove andare a suonare e ci siamo informati sul tipo di locale. Anche il nostro agente, che ci conosce bene, ci ha assicurato che al circolo di Laveno troveremo un pubblico adatto a quello che noi siamo e che vogliamo esprimere».
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