Cos’è davvero la guerra tra Iran e Stati Uniti?
Farian Sabahi, docente, giornalista e scrittrice di origini iraniane e italiane, ha intrecciato biografia personale e storia geopolitica nel suo intervento ai dialoghi del Sacro Monte
In uno degli ultimi appuntamenti dei Dialoghi del Sacro Monte, la giornata di approfondimento che si è tenuta sabato 20 giugno nel borgo Unesco di Varese, lo sguardo si è spostato verso il Medio Oriente attraverso l’intervento-testimonianza di Farian Sabahi, docente, giornalista e scrittrice di origini iraniane e italiane, capace di intrecciare biografia personale e grande storia geopolitica.
L’incontro si è aperto con un riferimento quasi simbolico al luogo che ospita la manifestazione: gli alabastri ospitati nel museo Pogliaghi e la difficoltà di far arrivare materiali e forniture in Iran. Un dettaglio che introduce immediatamente uno dei temi centrali dell’intervento: la complessità dei rapporti tra Iran, Occidente e comunità internazionale, spesso ridotti a narrazioni semplificate e filtrati esclusivamente attraverso la lente del conflitto.
Sabahi ha raccontato la propria doppia appartenenza culturale – madre iraniana e padre piemontese – e un percorso accademico che l’ha portata dalla Bocconi alla SOAS di Londra, per poi approdare all’Università dell’Insubria, con cui attualmente collabora. Una traiettoria personale che diventa anche chiave di lettura per comprendere un Paese che, secondo la relatrice, sfugge alle definizioni univoche e alle contrapposizioni rigide.
La prima parte dell’intervento è stata dedicata all’Iran contemporaneo: un Paese di oltre 90 milioni di abitanti, caratterizzato da una forte varietà etnica e linguistica, da una popolazione mediamente giovane e da alti livelli di istruzione. Sabahi ha ricordato come le donne rappresentino una quota significativa della popolazione universitaria e come l’istruzione abbia svolto un ruolo importante nei processi di emancipazione sociale.
Nel ricostruire il contesto storico, la docente ha proposto una lettura della rivoluzione del 1979 come fenomeno più articolato della sola dimensione religiosa. Alla caduta dello Shah contribuirono infatti componenti diverse, incluse forze laiche e movimenti della sinistra. Da quel passaggio storico derivano anche la crisi degli ostaggi nell’ambasciata americana e, successivamente, la lunga guerra tra Iran e Iraq, che continua a occupare un posto centrale nella memoria collettiva iraniana.
Da qui il discorso si è spostato sull’attualità e sul conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele. Secondo Sabahi, una parte importante della guerra contemporanea si combatte sul terreno dell’informazione. La relatrice ha invitato il pubblico a osservare con attenzione il modo in cui vengono costruite le narrazioni mediatiche, sottolineando il ruolo crescente delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale nella produzione e diffusione di contenuti legati ai conflitti.
Un altro tema affrontato riguarda il significato simbolico degli obiettivi colpiti durante le operazioni militari. Università, infrastrutture civili e siti storici, ha osservato Sabahi, non rappresentano soltanto beni materiali, ma anche luoghi della memoria, della conoscenza e dell’identità nazionale. Colpirli significa intervenire direttamente sul patrimonio culturale di una società.
Nel corso dell’incontro sono stati richiamati anche il ruolo strategico dello Stretto di Hormuz, fondamentale per il commercio energetico mondiale, e le conseguenze economiche che le tensioni nella regione possono produrre ben oltre i confini mediorientali. Ampio spazio è stato dedicato inoltre alla diplomazia internazionale, con particolare attenzione al ruolo della Cina e alle difficoltà dell’Unione Europea nel ritagliarsi una posizione autonoma e incisiva nello scenario attuale.
Secondo l’analisi proposta da Sabahi, il conflitto sta producendo effetti significativi anche all’interno degli Stati Uniti, dove l’aumento dei costi energetici e delle spese quotidiane rischia di avere ripercussioni politiche ed elettorali. Da qui la sua convinzione che esistano forti pressioni affinché la crisi venga progressivamente contenuta.
Nella parte finale dell’incontro la riflessione si è concentrata sul futuro dell’Iran e sugli equilibri interni che potrebbero emergere nel periodo successivo al conflitto. Un Paese che, pur attraversato da tensioni e trasformazioni profonde, continua a disporre di importanti risorse culturali, professionali e accademiche.
Anche in questo caso, i Dialoghi del Sacro Monte hanno provato a riportare complessità dentro un dibattito spesso dominato da semplificazioni: l’Iran è emerso non come un’immagine immobile o una categoria geopolitica astratta, ma come una società viva, stratificata e attraversata da contraddizioni che difficilmente possono essere comprese attraverso slogan o letture unidirezionali.
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