«Pagami e ti metto in regola» Marocchina denuncia lo sfruttatore
Cuveglio – Dopo mesi di ricatti la donna, 35 anni, si è rivolta alla polizia. In manette finisce piccolo imprenditore già noto alle forze dell’ordine
Costretta a pagare tutto, la sanatoria, i contributi e qualche cosa in più.
Ormai è la solita storia, una storia che si ripete troppo spesso e che vede protagonisti immigrati disperati. Ma non sprovveduti. Lo dimostra il fatto che si moltiplicano le denunce ai danni di “padroni” senza scrupoli.
E’ il caso di una marocchina di 35 anni arrivata in Italia clandestinamente e finita nelle grinfie di un piccolo imprenditore di Cuveglio, Giovanni Lopez italiano, di 58 anni, titolare di una ditta a conduzione familiare di assemblaggio di materie plastiche.
La donna lavorava in casa, assemblava i pezzi a ritmi da sfruttamento del lavoro nero. Già, lavoro nero. L’extracomunitaria non era in regola e quando è scattata la sanatoria l’uomo ha proposto alla sua “dipendente” la regolarizzazione. «Dammi 1500 euro e ti apro la pratica», le ha detto il Lopez. Una cifra sproporzionata rispetto al denaro necessario per la regolarizzazione; non solo: la donna sarebbe risultata non operaia bensì collaboratrice domestica, il che significa che i contributi da versare erano di gran lunga più bassi.
L’immigrata, tace e paga. A quel punto, però, l’uomo diventa più esigente e la ricatta: o versa lei la cifra dei contributi oppure si mette a lavorare il doppio, persino il triplo. Dodicimila pezzi, anche di più, tre volte la settimana.
La donna cerca di fare il possibile, lavorando giorno e notte, ma il “padrone” incalza, le manda persino un telegramma minacciando il licenziamento. Le chiede 600 euro da versare per pagare i suoi contributi di “donna di servizio” e questa è la classica goccia che fa traboccare il vaso.
L’immigrata si rivolge alla Polizia e racconta quanto le sta accadendo. La Squadra Mobile organizza quindi la trappola. La donna va in casa del suo datore con i soldi e quando la mazzetta passa di mano, gli agenti fanno irruzione. Giovanni Lopez cerca una scusa, dice di aver appena prelevato al bancomat ma le prove lo inchiodano e finisce in manette.
Ma non è tutto: nel laboratorio di Cuveglio la polizia trova altri due extracomunitari, un marocchino e un palestinese, senza documenti e senza nessun permesso. I due sono stati espulsi.
Lopez dovrà ora rispondere di estorsione, impiego di lavoratori irregolari ed immigrazione clandestina. L’indagine è affidata al P.M. Paganini.
Ma Giovanni Lopez era già conosciuto alle forze dell’ordine: era stato implicato nell’operazione Acheronte, una complessa indagine compiuta dalla Questura di Varese che portò all’arresto di una trentina di persone. Lopez procurava certificati falsi di assunzione e falsi permessi di soggiorno a prostitute albanesi e ai suoi protettori. Un’attività parallela a quella ufficiale a Cuveglio che rendeva parecchio.
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