Mascioni, nulla di fatto: restano 118 gli esuberi previsti
Non ha portato né svolte né buone notizie il primo incontro ufficiale sugli esuberi richiesti dal fondo Phi, proprietario della Mascioni di Cuvio, la storica azienda tessile ora in concordato preventivo
Non ha portato né svolte né buone notizie il primo incontro ufficiale sugli esuberi richiest dal fondo Phi, proprietario della Mascioni di Cuvio, la storica azienda tessile ora in concordato preventivo.
Le posizioni tra le parti sono ancora distanti e dei 145 esuberi iniziali, la prima tornata basata sulla solidarietà e sull’accompagnamento alla pensione ha visto l’uscita di solo 27 dei lavoratori coinvolti. Resta quindi il problema degli altri 118, che per i rappresentanti dell’azienda sono per ora un numero non negoziabile.
«In realtà si tratta di un numero, stando alla cassa integrazione straordinaria utilizzata finora, che secondo noi può essere decisamente limato – commenta Ernesto Raffaele, della Filtcam Cgil, tra i sindacalisti al tavolo presso la sede varesina dell’Unione Industriali – Inoltre l’azienda poi dice no agli ammortizzatori sociali e ad un accordo di mobilità su base volontaria, perché l’accordo precedente in questi sei mesi lo hanno sfruttato solo 27 persone. Ma noi vogliamo tener duro su questa linea».
Anche perché, secondo i sindacati, un’alternativa più soft ci sarebbe: un contratto di solidarietà per i lavoratori ancora in essere. «Noi chiediamo un ulteriore anno di ammortizzatore sociale, con contratto di solidarietà – spiega Pietro Apadula, della FEMCA Cisl dei Laghi, presente all’incontro di Varese – Perché così facendo almeno 18 dei lavoratori posti in esubero dall’azienda potrebbero poi, con due ulteriori anni, maturare i requisiti per andare in pensione. Mentre negli anni a venire ci sarebbero altri lavoratori che arriverebbero a maturare poi i requisiti pensionistici».
Quella del concordato Mascioni è una situazione grave in un territorio dove il manifatturiero è pressoché scomparso: «Quanto sta accadendo alla Mascioni è il prosieguo di una crisi industriale che in questa parte della provincia ha già fatto perdere troppi posti di lavoro – ha commentato Daniele Magon, segretario generale della FEMCA Cisl dei Laghi, presente insieme ai rappresentanti citati e alla rappresentativa della Uiltec UIL, Antonio Parisi – Non possiamo più stare a guardare questo degrado industriale che porta povertà e disagi a troppe famiglie. Abbiamo bisogno che anche la politica comunale e provinciale intervenga per verificare tutte le possibilità che ci possano consentire di salvaguardare i posti di lavoro e l’industria della nostra provincia, per garantire il benessere ed il futuro dei cittadini e delle famiglie».
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