Danni per milioni di euro, partono le richieste di rimborso

Lo stato di emergenza richiesto al Governo non tranquillizza i commercianti e gli imprenditori duramente colpiti dalle esondazioni di venerdì scorso

Saracinesche chiuse e non solo per la giornata lavorativa "particolare" del lunedì. Sacchi di sabbia ancora sulla soglia dei negozi e volti tirati. Si presentano così, questa mattina, i numerosi commercianti e imprenditori che lungo tutto il corso del Boesio fanno i conti con un’emergenza che da decenni non si vedeva. Anzi, forse a memoria d’uomo non si ricorda una sciagura tanto intensa per chi vive e lavora nei paraggi del corso d’acqua. A Cittiglio Assy Nuscis, giovane proprietaria del Consorzio Agricolo Provinciale si mette le mani nei capelli. Venerdì aveva due metri d’acqua nello scantinato e solo grazie all’aiuto di amici e di volontari della Protezione Civile ha potuto riaprire questa mattina ma «i danni sono ingenti e non ho ancora potuto quantificarli con precisione. Pensi, avevamo aperto solo da qualche mese». Una vera beffa l’alluvione di venerdì per Tulipano Lucia, proprietaria dell’omonima agenzia immobiliare a due passi dall’ospedale di Cittiglio. «Tre giorni bloccati per il viavai di soccorsi a Cittiglio, e altrettanti a Laveno, dove abbiamo un’altra filiale proprio in via Labiena, che lo scorso venerdì si è trasformata in un fiume a causa dell’acqua che cadeva come una vera cascata dalla montagna. Due attività rimaste completamente paralizzate». Le cause di questo disagio, secondo Niemen Giuseppe, anche lui dell’agenzia immobiliare, sono da ricercarsi nell’alveo del fiume Boesio, che a suo dire da tempo non veniva dragato, oltre allo stato del Monte San Clemente, che non riesce più a ricevere le precipitazioni, scaricando così acqua a valle.

E proprio più a Valle, nella zona del Pradaccio, a Laveno, si notano i più ingenti danni dovuti alla furia delle acque. Alla manifattura Monterosa parlano di danni per l’equivalente di almeno due miliardi di lire, mentre l’attività rimarrà chiusa per l’intera settimana. «Qui si producono filati di cotone – spiega un dipendente – che ci arriva sotto forma di "balle" del peso di svariati quintali: il fiume, tracimato con una violenza inaudita, ha sommerso impianti e macchinari, trascinando il cotone per centinaia di metri: è stato un disastro. Almeno sessanta dipendenti sono stati fatti evacuare con mezzi dei vigili del fuoco e protezione civile. Ce la siamo vista davvero brutta». Stesso copione per Alessandro Bodini, proprietario del ristorante "Il Mottarone", sempre a Laveno Mombello «spero di riuscire a riaprire per sabato, certo i danni ammontano a decine di milioni di lire».

Non è difficile trovare altri commercianti colpiti dall’alluvione. Strano il caso di Girolamo Malatesta, carrozziere di Laveno a qualche centinaio di metri da dove il Boesio entra nel Lago Maggiore: non solo disastrato dal corso del fiume ma anche dal lago, che nel 2000 gli procurò una trentina di milioni di danni «per i quali non ho ancora visto un soldo: gli unici risarcimenti mi sono pervenuti, pensi un po’, dalla Croce Rossa Internazionale: un milione e mezzo, ma solo nell’esondazione del 1993».
E adesso i comuni dovranno fare i conti con la burocrazia delle richieste danni da inoltrare al Governo. Ancora le "schede" su cui vanno appuntati i danni subiti non sembrano essere disponibili, almeno a Laveno Mombello. A Cittiglio il sindaco Giuseppe Galliani parla di una primaria valutazione della devastazione: un miliardo e mezzo per le attività dei privati, mentre almeno tre miliardi di lire per il patrimonio pubblico «ma – commenta il sindaco – è una stima che sarà destinata a salire».


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Pubblicato il 06 Maggio 2002
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