Supsi, un’università al “servizio” delle aziende
Fondata nel 1997, la Suspi ha aperto al territorio insubre proponendo un sistema di finanziamenti alla ricerca inusuale per l'Italia

È un ateneo a metà strada tra l’accademia e l’alta scuola di formazione. Un modello che nel nostro paese non esiste, ma che ha un appeal notevole, data la sua forte caratterizzazione applicativa.
Stiamo parlando della Supsi, la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana, diventata recentemente partner di ricerca della Cobra. Nel suo curriculum, però, la Supsi vanta traguardi e riconoscimenti che la rendono un competitor di tutto rispetto nel panorama della ricerca applicata internazionale. Recentissima, la possibilità che le è stata concessa di applicare anche al territorio insubre i meccanismi di finanziamento feredali previsti per i lavori di ricerca applicata, in collaborazione con un’industria locale
«Nel nostro paese – spiega il professor Giambattista Ravano, direttore del Dipartimento Tecnologie Innovative della Supsi – abbiamo un meccanismo di finanziamento come quello in vigore nei paesi del Nord Europa. I progetti di ricerca applicata vengono realizzati in partnership con l’azienda condividendo i costi. L’azienda potrà commercializzare il prodotto, ma i costi dell’innovazione tecnologica li sostiene l’ateneo. Nell’ottica di un’apertura verso l’Europa, la collaborazione degli enti universitari con le industrie europee può beneficiare di questi meccanismi se si creano delle sinergie tra Svizzera e paesi europei. La Cobra, quindi, è stata una delle prime "clienti" ad approfittare di una strategia di cooperazione che mira a far crescere il tessuto produttivo della regione insubrica».
Da quanto tempo Suspi fa ricerca e com’è strutturata?
«La SUPSI è una scuola universitaria costituita da quattro dipartimenti: scienze aziendali e sociali (DSAS), ingegneria civile, architettura e arti applicate (DACD), sanità (DSAS) e tecnologie innovative (DTI) e tre scuole associate (conservatorio, teatro e scuola di apprendimento a distanza). (nella foto il professor Giambattista Ravano)
La ricerca al DTI copre i campi dell’informatica, l’elettronica e la meccanica. In questo dipartimento sono attive circa 150 persone tra docenti e ricercatori per un corrispondente di 115 posti a tempo pieno di cui circa 60 dedicati alle attività di ricerca.
I ricercatori sono organizzati in istituti di ricerca secondo le competenze scientifiche (tra cui l’Istituto di Computer Manifacturing, ICIMSI, l’Istituto DalleMolle di Studi sull’Intelligenza Artificiale IDSIA, il laboratorio di Telematica e Alta Frequenza TTHF, ….)».
Come si diventa ricercatori e quali sono le possibilità di carriera?
«La carriera è dettata da regole simili in tutte le istituzioni universitarie europee. Dopo la laurea si può accedere ad un periodo di assistentato in cui si effettua ricerca. Assistenti possono venire assunti da altre università svizzere e estere. Nessun docente-ricercatore viene assunto se proviene direttamente dall’interno. È necessaria quindi una pratica professionale e universitaria in altre istituzioni. Docenti-ricercatori e professori sono assunti su concorso pubblico in funzione delle necessità di attività di ricerca e di docenza e sulla base di pianificazioni di solito quadriennali. Le nazionalità tra i docenti- ricercatori sono svariate, prevalgono gli svizzeri ma molti sono italiani, europei e alcuni extraeuropei».
Che tipo di ricerca svolgete?
«Alla SUPSI in generale non si svolge ricerca di base ma solo applicata. È per definizione ricerca con l’obiettivo di ottenere un risultato pratico applicabile. Nel campo delle tecnologie in generale si presuppone la partecipazione di un’azienda, interessata a costruire un prodotto e venderlo».
Quali strategie adottate per reperire fondi, privati o pubblici
«I meccanismi di finanziamento prevedono l’accesso a programmi nazionali (Commissione Tecnologia e Innovazione della Confederazione) o internazionali (programmi quadro dell’Unione Europea) che implicano la partecipazione paritaria di un ente o una azienda che sfrutti economicamente l’innovazione risultato del progetto di ricerca.
In generale i progetti vedono la partecipazione di diversi partner universitari (ognuno per la sua competenza) e anche diversi partecipanti dell’economia privata.
La strategia per ottenere questi finanziamenti è proporre un’innovazione che dimostri un potenziale mercato e impostare un consorzio di ricerca competitivo, che implica conoscere molto bene lo stato dell’arte e i potenziali partner aziendali e universitari (scambi di ricercatori a livello internazionale).
Spesso le aziende interessate ad uno sviluppo innovativo rapido e ad hoc commissionano e pagano direttamente il lavoro dei ricercatori. In questo caso l’approccio al mercato da parte di SUPSI sta nella conoscenza capillare attraverso azioni dirette (visite, seminari, informazioni) con le aziende della regione.Il DTI, ogni anno, sviluppa progetti di ricerca per circa 8-9 milioni di franchi svizzeri di costi, di cui il 50% finanziato con fondi esterni (quali quelli menzionati)».
Quali dotazioni avete in ateneo?
«Sempre limitatamente alle tecnologie, la SUPSI investe annualmente circa 2 milioni di franchi svizzeri per attrezzare e sviluppare laboratori di materiali, meccatronica, sistemi di produzione e logistica, telematica, telecomunicazioni, microelettronica, sviluppo software, sistemi di sviluppo e gestione dell’energia solare, sistemi di controllo e gestione dei materiali per la costruzione (questi ultimi nel dipartimento DACD competente per questo).
Considerato che la SUPSI esiste dal 1997, e aveva già ereditato un’ottima dotazione di laboratori da istituti precedenti, l’investimento globale è molto importante, considerate le dimensioni del territorio di riferimento».
Quali rapporti avete con il tessuto produttivo locale ticinese, quello svizzero e quello insubrico
«Le associazioni industriali ticinesi e svizzere sono presenti nei nostri consigli (la SUPSI è un ente di diritto pubblico ma indipendente e con un proprio consiglio di amministrazione) e influenzano la politica della ricerca applicata. In questo modo essa è orientata direttamente ai bisogni degli operatori».
Avete rapporti sinergici con altre realtà accademiche?
«Le università vicine (USI, Politecnici svizzeri e italiani, …) collaborano in diversi progetti di ricerca. Senza contare che alcune iniziative formative sono pure coordinate (lauree specialistiche o Master)».
Gli studenti e i ricercatori si sentono motivati e sostenuti dal sistema della ricerca ?
«La maggioranza degli studenti della SUPSI è attratta dal rapporto privilegiato con le aziende e dalla possibilità di avere contatti già durante gli anni di studio con il mondo del lavoro (attraverso progetti di laurea in azienda).
I ricercatori sono figure professionali direttamente coinvolte con le aziende. Basti pensare che la condizione per essere professori o docenti-ricercatori, oltre a dimostrare le usuali competenze scientifiche, è quella di aver svolto un periodo di attività professionale di successo in azienda di almeno tre anni».
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