Delitto di Erba: “Sui cadaveri c’è la firma degli imputati”
Partito il processo ai due, accusati dell'assassinio di quattro persone, fra cui il piccolo Youssef Marzouk
Loro, marito e moglie, mano nella mano in gabbia come fidanzatini. Fuori, un mondo che li guarda in cagnesco. È questo lo scenario della prima udienza del processo per la strage di Erba a carico degli imputati Olindo Romano e Rosa Bazzi. Fra i parenti delle vittime, uno è arrivato in cellulare: Azouz Marzouk, marito di Raffaella Castagna e padre del piccolo Yousef. Mamma e figlio furono massacrati la notte dell’11 dicembre 2006 insieme alla nonna materna del bambino, Paola Galli, e alla vicina di casa Valeria Cherubini. Marzouk, salito alla ribalta per il delitto, del quale era stato inzialmente, e a torto, sospettato, è infatti detenuto in carcere a Vigevano dopo essere stato implicato in un giro di stupefacenti.
Gran ressa fin dalla prima mattinata in tribunale a Como: gli habitué dei grandi processi si sono contesi uno dei 60 tagliandi per l’accesso all’aula della Corte d’Assise. I giudici hanno ammesso le riprese televisive, compiute da una troupe di "Un giorno in pretura", a patto che siano diffuse solo dopo la fine del dibattimento, per evitare "indebite pressioni" che possano turbare i testimoni.
I coniugi Romano rischiano l’ergastolo. Secondo l’accusa fu lei a spingere il marito al delitto. Hanno seguito l’udienza tranquilli, insieme nella gabbia degli imputati, tenendosi per mano quasi a dimostrare di non essere dei mostri. Ma qui non è in discussione il loro amore reciproco; è in discussione la morte violenta di quattro persone, che ha scioccato un intero Paese per la brutalità dell’esecuzione, la freddezza dei tentativi di sviare le indagini, la futilità dei motivi. Gli avvocati difensori potrebbero chiedere almeno per Rosa Bazzi una perizia psichiatrica: se la tesi dell’accusa reggesse, sarebbe l’unico modo per evitarle il massimo della pena, che il pm Massimo Astori con ogni probabilità chiederà per entrambi.
"Sui cadaveri c’è la firma degli imputati" ha detto il rappresentante della pubblica accusa. "Sono qui perchè i miei cari abbiano giustizia" ha detto invece Carlo Castagna ai giornalisti, alloggiati in un’apposita saletta collegata via tv a circuito chiuso. Castagna è andato a stringere la mano al genero Marzouk. Quest’ultimo, essendo detenuto, può parlare solo con il suo legale – e ha chiesto di non sedere nei pressi di Olindo e Rosa, non degnandoli di un solo sguardo.
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