Case popolari, le associazioni “chiamano” il sindaco

Venerdì 5 novembre Acli, Caritas, San Vincenzo e sindacati inquilini organizzano un incontro sulle previsioni di case popolari nel nuovo Pgt. "Invitiamo anche sindaco e amministratori"

L’emergenza casa in 10 anni a Gallarate è triplicata, ma le case popolari rimangono al palo, con una crescita solo del 12%. Sono dati allarmanti quelli diffusi dalle Acli cittadine, dalla Caritas, dalla San Vincenzo e dai sindacati inquilini Sicet e Sunia, rilevati attraverso l’elaborazione di informazioni provenienti dai servizi sociali e dagli sportelli cittadini delle stesse associazioni che si occupano di disagio economico e abitativo. Al tema del disagio e alle prospettive indicate nel nuovo Pgt (lo strumento che regola la crescita della città nei prossimi 5-10 anni) sarà dedicato un incontro venerdì 5 novembre. «Come associazioni – spiega Ferruccio Boffi, del Circolo Acli di Gallarate – abbiamo già presentato osservazioni sul Pgt, a cui non è stata data per ora una risposta diretta. È stato garantito che la fase delle osservazioni rappresenterà un tempo utile, per questo riteniamo opportuno un incontro pubblico». Incontro a cui i promotori sperano interverranno anche gli amministratori: «abbiamo invitato con una lettera tutti i livelli amministrativi, dai sindaci agli assessori, ai presidenti di circoscrizione» spiegano i rappresentanti delle associazioni e dei sindacati inquilini.  
 
Di fronte ai dati che parlano di una vera emergenza abitativa, l’attenzione delle associazioni si concentra anche sulle risposte da mettere in campo. «Oggi ci sono quasi 700 famiglie in attesa di una casa popolare – spiega Ferruccio Boffi, che come architetto ha studiato il piano messo in campo dall’amministrazione – ma la previsione di nuovi alloggi contenuta nel PGT è di 250 alloggi. Costruzioni previste, ma la cui costruzione non è certa, essendo finanziata attraverso altri progetti edilizi». Per questo le Acli, di concerto con altre associazioni, hanno presentato osservazioni dettagliate al Pgt, chiedendo un maggiore impegno, nuovi meccanismi per favorire l’uso dell’esistente (sono più di 700 gli alloggi sfitti in città), aree per edilizia convenzionata e a canone sostenibile, il recupero degli edifici degradati nei centri storici. «Ci sono tante case da recuperare, senza bisogno di mettere altro cemento», fa notare Enrica Brambilla della San Vincenzo. Inoltre secondo le Acli servirebbe una programmazione che eviti la concentrazione di nuove case in zone già marginali e la creazione di "ghetti" sociali. «Mentre le aree già identificate nel Pgt – rileva Boffi – sono proprio aree marginali, strette tra le ferrovie e le autostrade o accanto a grandi complessi di case popolari».
 
Elementi che saranno affrontati nell’incontro a Madonna in Campagna di venerdì, primo di una serie di appuntamenti che si vorrebbero organizzare per presentare “la città che verrà” ai cittadini. «È il nostro contributo – spiegano – a questo momento importante. Fino ad oggi gli incontri organizzati dal Comune non sono stati molto partecipati, anche per gli orari in cui sono stati proposti»  

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 novembre 2010
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