Saronno non è più la “città degli angeli”

La giunta comunale “cancella” la dicitura voluta dalla precedente amministrazione di centrodestra. L’attuale primo cittadino: “Non siamo mica Los Angeles, nel mondo siamo la città degli amaretti”

Concerto degli angeli musicanti, al Santuario di SaronnoSaronno non è più la città degli angeli. Molto meglio la dicitura “Città degli amaretti”, anche se ormai i rinomati biscotti non sono più prodotti in città. Lo ha deciso la giunta comunale che, con una scelta anche politica, ha cancellato la delibera voluta dall’ex sindaco Pierluigi Gilli che istituiva la dicitura “Saronno, città degli angeli”.
Questa definizione, secondo la vecchia delibera, si basava sulla presenza nel noto Santuario dell’affresco sul “Concerto degli angeli musicanti” di Gaudezio Ferrari, del 1530 circa. Raffigurazione che era poi stata usata anche sulla testata del sito del comune, rimossa nei giorni scorsi dall’attuale amministrazione di centrosinistra. 


Nella nuova delibera, che toglie “città degli angeli” come definizione di Saronno, si legge che la decisione è stata presa perchè “non risultano formali autorizzazioni per l’utilizzo di immagini che non siano esclusiva proprietà del comune”.
E ancora: “L’adozione di denominazione e logo non giustifica nè supporta adeguatamente, nell’ottica dell’identificazione di una identità cittadina ben definita, la scelta di immedesimare Saronno come Città degli angeli”.

Una ulteriore spiegazione arriva poi dall’attuale sindaco, Luciano Porro: «Non siamo mica Los Angeles. Saronno non la conosce nessuno con questa definizione, non ha alcun senso. Nel mondo, la nostra città è da sempre conosciuta come “Città degli amaretti”. È inutile creare confusione e siccome non è stata richiesta alcuna autorizzazione alla Curia, preferiamo evitare spiacevoli inconvenienti in futuro. Non voglio nemmeno che Saronno venga conosciuta come città dei 30 all’ora, puntiamo piuttosto tutti insieme a farla conoscere come città della solidarietà e dell’accoglienza».
Duro il commento di Gilli: «Curioso: si preoccupano di "autorizzazioni della Curia", ma parlano di "Città degli amaretti", come se qualche impresa non abbia brevettato il prodotto e registrato il nome e il marchio… Adesso mi aspetto altre "epurazioni"». 

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 08 Marzo 2011
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