Zurlo e Sallusti: “La giustizia deve cambiare”

Alla libreria Boragno l’autore di “La legge siamo noi”: “No ai magistrati divinizzati e intoccabili”. Un fiume in piena il direttore del Giornale: “Giudici comunisti, quella di Berlusconi è solo legittima difesa”

Si parla di giustizia alla Galleria Boragno, con due delle principali firme del “Giornale”; certo, l’atmosfera non è quella degli infuocati dibattiti televisivi di cui sono abitualmente protagonisti, ma la sola presenza di Alessandro Sallusti basta a promettere un dibattito pepato. Il direttore del quotidiano milanese fa da spalla d’eccezione al suo redattore Stefano Zurlo, autore dell’inchiesta “La legge siamo noi” (Piemme 2009): una raccolta di 75 episodi estrapolati dalle sentenze emesse dalla sezione disciplinare del CSM, tra il 2000 e il 2008, a carico dei magistrati di ogni ordine e grado. In questa sorta di “stupidario” della giustizia italiana, in bilico tra il comico e il drammatico, c’è un po’ di tutto: dal pubblico ministero che chiede l’elemosina a pochi metri dal tribunale, e viene assolto in quanto “incapace di intendere e di volere”, al giudice che annulla l’udienza per “impraticabilità di parcheggio”, fino al magistrato che fa intervenire i carabinieri del NAS in un ristorante di cui non aveva gradito la cucina. “Non voglio criminalizzare un’intera categoria – dice Zurlo – ma solo sfatare una sorta di divinizzazione dei magistrati che vige nel nostro paese. I cattivi giudici sono una minoranza, che però va sanzionata e tolta dal cesto, altrimenti è inevitabile pensare a una casta che si autoprotegge”.

L’autore esordisce con il racconto delle mille difficoltà incontrate per recuperare il materiale necessario alla stesura: “Dopo quasi un anno di insistenza e trafila burocratica, con una telefonata a Nicola Mancino sono riuscito ad avere accesso alle carte. Volevano che le andassi a ritirare a Roma con un furgoncino… Soprattutto ho dovuto escludere dal libro tutti i nomi delle persone e delle città coinvolte: è vietato pubblicare le generalità dei bambini, ma non sapevo che la stessa legge si applicasse anche ai giudici. Questi sono i veri problemi della libertà di stampa in Italia”.

Le argomentazioni più corrosive, com’era facilmente prevedibile, se le riserva Alessandro Sallusti, che entra subito a gamba tesa nella polemica politica: “In Italia esiste un partito dei giudici che si è incaricato di vendicare lo sgarbo fatto da Berlusconi alla sinistra nel 1994. Il comunismo ha lavorato molto sulla formazione di una classe di giornalisti, insegnanti e magistrati che poi si sono messi al suo servizio. Il libro di Zurlo – prosegue il direttore del “Giornale” – dimostra che i magistrati sono l’unica casta di intoccabili esistente in Italia: è passato il concetto che i giudici siano tutti unti dal Signore, mentre come è logico che sia sono umani, e possono essere anche incapaci, in malafede, non all’altezza o semplicemente pazzi. Purtroppo la magistratura è l’unico organo che si giudica da solo, mentre il buon senso vorrebbe che la commissione disciplinare dei giudici fosse composta da non-giudici”. Inevitabilmente il discorso scivola sull’attualità e Sallusti non si risparmia un’analisi del caso-Berlusconi: “È evidente che la difesa sta adottando ogni mezzo per ritardare il processo, ma il potere dell’accusa è talmente sproporzionato rispetto a quello dell’imputato che viene da chiedersi se non si tratti semplicemente di legittima difesa. Prendiamo per esempio il processo Ruby: le intercettazioni del premier sono un’evidente illegalità di fronte alla quale difendersi è impossibile. Perché noi comuni mortali dobbiamo rispettare le leggi, mentre i giudici restano impuniti? La magistratura in questo paese è ormai fuori controllo”.

Tra i vari temi toccati nel corso del dibattito, moderato da Massimiliano Di Giovanni e inframmezzato da numerosi interventi del pubblico, c’è spazio anche per la riforma della giustizia: “Non potrà certamente risolvere tutto – dice Zurlo – ma almeno su alcune questioni, come la separazione delle carriere e la responsabilità civile dei magistrati, è indispensabile. Attualmente il PM dispone di risorse, strutture, credibilità e autorevolezza di gran lunga superiori all’avvocato della difesa. E poi la commissione disciplinare andrebbe certamente esternalizzata, perché è logico che i giudici chiamati a giudicare i colleghi finiscano per chiudere un occhio e l’altro pure”.

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Pubblicato il 21 Aprile 2011
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