Lavorare in sala operatoria, con l’adrenalina alle stelle

Paola e Sonia sono due strumentiste del Circolo. Accolgono i pazienti che devono sottoporsi a intervento e vigilano su tutta l'organizzazione della sala chirurgica

Paola e Sonia , strumentiste all'ospedale di VareseSala chirurgica, bisturi, garze, camici verdi, mascherine e massima sterilità. È il luogo di lavoro di Paola e Sonia, infermiere strumentiste all’ospedale di Circolo di Varese, impegnate ad assistere il chirurgo passando i ferri giusti e controllando minuziosamente tutte le fasi dell’intervento.

« Sono strumentista da nove anni – racconta Paola, che lavora nelle sale di neurochirurgia e otorino  – appena concluso l’università mi hanno fatto la proposta e ho accettato». Il blocco operatorio con le sue regole e i suoi risvolti non viene spiegato adeguatamente nel corso infermieristico. Esistono master di secondo livello o tirocini ma esclusivamente su base volontaria: « Sono arrivata nel blocco operatorio e ho capito subito che si trattava di un lavoro diverso, che poco ha a che fare con l’assistenza infermieristica tradizionale».

La giornata lavorativa di una strumentista inizia prima delle sette. Come prima cosa si controlla la scheda di attività e i ferri chirurgici. Poi alle 7.30 iniziano ad arrivare i pazienti che vengono accolti nel blocco operatorio. Si spiegano tutte le fasi dell’intervento e si effettuano le operazioni di identificazione con il braccialetto elettronico. Quindi si invitano i pazienti a sdraiarsi sul rullo che permette di trasferire il malato sul lettino che verrà  portato nella sala chirurgica dedicata. Poi si passa alla fase della sterilizzazione con lavaggio e vestizione. Successivamente si entra in sala operatoria dove si ricomincia a

Sonia, caposala blocco operatorio all'ospedale di Circolo

 controllare e a numerare tutti gli strumenti e dispositivi presenti, si prepara l’area sterile dell’intervento. Infine inizia l’intervento e le strumentiste passano i ferri, spesso anticipando le richieste dei medici. Al termine dell’operazione, le strumentiste rifanno il conteggio e la verifica che tutti i presidi, pinze e garzecomprese, siano ritornati sul tavolo: « È adrenalina pura – racconta Sonia – il nostro ruolo non è il semplice “passa ferri” ma è di controllo e verifiche continui. Non si può sbagliare e l’esperienza e la sicurezza sono una garanzia in più che rientra in un gioco di equipe indispensabile».
Nel blocco operatorio si respira un’atmosfera di continua sfida: « Rispetto ai miei inizi – racconta Sonia – sono cambiate tantissime cose. Un tempo la chirurgia era totale, oggi è mininvasiva con interventi piccolissimi. I macchinari sono cambiati profondamente e la tecnologia ha fatto passi da gigante. Siamo sempre costretti ad aggiornarci, a stare al passo con il progresso». 

Non manca, comunque, anche l’aspetto tradizionale dell’assistenza: « I pazienti arrivano molto scossi – commenta Paola – hanno spesso paura e si affidano totalmente a noi. Dobbiamo gestire le emozioni molto forti e la nostra presenza serve a riportare un minimo di serenità. Noi spieghiamo tutto, rispondiamo alle loro domande, cerchiamo di stemperare il clima di ansia. Serve molto autocontrollo: Paola, strumentista all'ospedale di Circolose ci si ferma a riflettere si rischia di stare male e di personalizzare le singole situaizoni».

Un “cuscino” emotivo che chiede grande maturità: « Per noi è indispensabile mantenere l’equilibrio – sottolinea Sonia – dobbiamo essere pronti a creare un ambiente favorevole senza lasciarci prendere dall’emotività. Ricordo ancora il mio primo espianto di organi: ero giovane, appena ventenne. Vidi togliere e poi portare via gli organi. A quel tempo non c’era cultura della donazione e l’espianto era fine a se stesso perché non si effettuava reimpianto nel nostro ospedale. È stata un’esperienza veramente pesante che mi ha scombussolato per una settimana intera….».

L’esperienza, la quotidianità, la consapevolezza della propria professionalità poi aiutano a superare i timori e le debolezze che possono presentarsi: « Io ho lavorato in tutte le specialità chirurgiche – spiega Sonia- In quattro anni ho girato tutti i reparti. Ora sono caposala e aiuto la formazione delle neo strumentiste, le affianco all’inizio della loro attività, le indirizzo. Sono chiamata a valutare la preparazione tecnica e specialistica, le sue capacità di apprendimento oltre alla manualità ma anche il self controll».

Sonia e Paola vivono gran parte della loro vita in ospedale: la penuria di infermieri, e di strumentisti, costringono a ritmi frenetici. Le reperibilità ( di notte o nel week end) sono tra le 7 e le 12 mensili, il che comporta turni forzati successivi. A rimetterci è il proprio tempo libero e spesso la famiglia: « Il problema è che spesso gli strumentisti, una volta formati – commenta Paola – vanno in Svizzera dove si guadagna molto di più. Io sto bene al Circolo e non voglio andarmene. Magari per una breve stagione per confrontarmi con altre realtà estere. Ma Varese è la mia città » Sonia annuisce, anche per lei i Circolo è la seconda casa. 
 


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Pubblicato il 10 Novembre 2011
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