Le unghie di Cardullo e i Boys di Baku

Dietro le quinte della prima final four di Champions in terra azera, dove Anzanello è una star e il petrolio fa crescere i grattacieli. Al seguito della missione di Villa anche otto coraggiosi tifosi

La prima persona che incroci scendendo dell’aereo è la palleggiatrice Fernandinha, e il poliziotto in Fountain Square non spiccica una parola di inglese, ma al nome “Anzanello” il suo volto si illumina. Anche senza esserci mai stato prima, ti accorgi subito che Baku sta cambiando, anche nel segno della pallavolo. Ecco tutti i segreti e le curiosità della finale di Champions League più “orientale” della storia.

LE MILLE LUCI DI BAKU – Basta sfogliare una guida turistica di 6-7 anni fa per accorgersi di quanto sia mutato il volto della capitale azera: là si parlava di strade buie e deserte dopo il tramonto, oggi la piazza principale brulica di persone anche dopo mezzanotte ed è illuminata quasi a giorno da un maxischermo che sovrasta il Mc Donald’s locale, senza parlare dei grattacieli e delle mega-bandiere che spuntano come funghi fuori dal centro storico. I prezzi sono cambiati di conseguenza: la moneta locale ora vale quanto un euro e il taxi dall’aeroporto non costa più 6 manat, ma 25 (quando va bene). Certo, è facile imbattersi in strade sterrate polverose e residui di vecchie Lada (a loro volta residui di vecchie Fiat), e molti alberghi sono ancora di stampo sovietico, con il condizionatore che rantola e la connessione wi-fi perfettamente funzionante… a patto che si tenga aperta la porta della stanza. Ma i problemi del paese sono altri, ad esempio il terribile inquinamento del Mar Caspio: le immagini viste dall’aereo sono di una certa perversa bellezza, tra acqua nera e oleosa, petroliere e cadenti complessi industriali. Tutto passa però in secondo piano quando si passeggia per le strade della splendida città vecchia, rimasta intatta da quasi un millennio e preservata con insospettabile cura, oppure per i vialoni del centro, che oggi ospitano i negozi delle grandi marche e ricordano molto da vicino l’aspetto di una qualunque capitale occidentale, anche piuttosto sfarzosa.

QUALCOSA DI ROSSO – Alla fine della semifinale con Villa, Paola Cardullo ha svelato il suo rito propiziatorio: “Ho stressato tutte le compagne perché indossassero qualcosa di rosso – ha detto il libero della nazionale – io mi sono dipinta le unghie, altre si sono messe un nastrino o una molletta per i capelli”. Non le è andata altrettanto bene in finale, anche se è arrivato il trofeo riservato al miglior libero. Per Paola la final four di Baku è stata anche un’occasione per riabbracciare Sara Anzanello, compagna di mille avventure nella pallavolo italiana: dal 1999 a oggi le due giocatrici non si erano mai trovate in squadre diverse. “È stranissimo stare così lontane – commenta l’ex centrale cortesina – cinque o sei mesi senza vederci per noi sono come una vita… da quando è arrivata abbiamo passato tutto il tempo insieme, perché avevamo davvero troppe cose da dirci!”. Lindsey Berg, invece, ha potuto incontrare nell’occasione la connazionale Kimberly Glass, anche lei di stanza nella capitale azera. Insomma, Baku si è trasformata in un crocevia della pallavolo internazionale, tanto da spingere l’altra “emigrante” di lusso Raffaella Calloni (nella foto, con i tifosi) allo sfogo su Twitter: “Che ansia vedere queste partite! Troppe amiche a confronto. Non possono semplicemente vincere tutte?”.

OTTO SAMURAI – Circa quaranta persone tra dirigenti, membri dello staff, supporter e giornalisti sono arrivate in Azerbaijan venerdì 23 al seguito di Villa Cortese. Fra loro c’erano anche otto coraggiosi portabandiera dei Villa Volley Boys, con tanto di giacconi marchiati PietroCarnaghi, che non hanno mancato di attirare l’attenzione degli autoctoni. Variegata la rappresentanza dei supporter cortesini: dai 24 ai 64 anni, sono studenti, operai, impiegati, imprenditori e pensionati. Per tre di loro quella di Baku è stata la prima trasferta europea, altri seguono la MC-Carnaghi dal 2006 con più di 160 partite all’attivo. Anche sulle giocatrici preferite c’è parecchia divergenza di opinioni – da Stufi a Cruz, da Caterina a Lucia Bosetti passando per Puerari, Berg e persino l’addetta stampa Isabella Mignani – ma basta farli cantare e vanno tutti d’accordo, come hanno scoperto a loro spese i camerieri dei ristoranti (peraltro di qualità generalmente più che discreta) visitati in terra azera: alcuni di loro si sono prestati anche a fotografie celebrative e omaggi di sciarpe, diventando così i primi membri onorari della… sezione di Baku. In occasione delle finali, oltre a rivedere idoli come Anzanello e Calloni, i supporter biancoblu hanno anche stretto un mini-gemellaggio con i fan del Fenerbahce, per ovvi motivi geografici i più numerosi in loco (anche se va segnalata una colorita presenza da Kazan). Note di atmosfera in un palazzetto che, inevitabile ricordarlo, è rimasto tristemente vuoto per due giorni: con tutto l’affetto e il rispetto per gli organizzatori, che hanno onorato l’impegno fino in fondo, non si può non parlare di flop. E non solo per il finale trash con tanto di esibizione di spadaccini e cantante "neomelodico" locale..

DOLORE – L’atmosfera di festa e allegria che si respira in ogni finale è stata irrimediabilmente spezzata dalla notizia della scomparsa di Vigor Bovolenta: quasi tutte le giocatrici in campo e gli addetti ai lavori lo conoscevano personalmente, le ragazze di Villa hanno voluto scendere in campo con un nastro adesivo nero sulla maglia in segno di lutto per un campione che non sarà dimenticato.

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Pubblicato il 25 Marzo 2012
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