Da Varese a Skutari, nei campi rom per fare teatro

Martin Stigol del Teatro Zattera di Varese racconta l’avventura della compagnia teatrale in viggio in Albania per un progetto che li vede collaborare con il Festival Teatri del Mondo e Ipsia-Acli di Skutari. Un progetto che prevede un laboratorio di teatro con i bambini dei campi rom e diverse animazioni all’interno delle case famiglie. Ecco il racconto dalla partenza. 

Partire a settembre per l’Albania è stata una novità, ma incrociare all’aeroporto Papa Francesco, ancora più strano, perché senza volere, la voglia di guardare il mondo con altri occhi è sempre condivisa. Siamo partiti per collaborare con il Festival Teatri del Mondo e Ipsia-Acli di Skutari, con un progetto che prevede un laboratorio di teatro con i bambini dei campi rom, e diverse animazioni all’interno delle case famiglie. Un mondo fino a ieri a me sconosciuto.

Skutari si trova al nord di Tirana, a circa 70 km, una cittadina attraversata da due fiumi che confluiscono nel lago di Skutari, dove su una collina si trova il villaggio della pace, gestita da Suor Riccarda, una siciliana tutto pepe, e forza, che non  perde in un attimo per dare aiuto a circa settanta bambini e ragazzi dei campi rom della città.
Ieri, ci siamo presentati con timidezza, ma subito dopo, abbiamo improvvisato un canto e un spettacolo sulla porta di casa, perché per loro, quelle strutture precarie, sono tesori, e sono la loro casa. E ci hanno accolto con sorrisi, strette di mano, parole in italiano, abbracci, per poi fissare un appuntamento per venire a costruire con noi la storia di Pinocchio.
Loro la conoscono di memoria, e Sony, un ragazzo di circa 12 anni, la racconta, con le sue impressioni, regalandoci a sorpresa una fata di colore bianca, e altre immagini che fanno parte di suoi ricordi, e mentre lui prova a fare il narratore, il gruppo si stringe in silenzio per ascoltare come se fosse la prima volta.
La sala di lavoro è piccola ma tutto a Skutari è carico di dolcezza e gentilezza, perché tutti i volontari sono pronti ad accogliere questo gruppo e dare il meglio di se per realizzare tutto il programma che, come si sa, da queste parti, si costruisce ogni mattina a secondo della disponibilità di chi deve realizzare il progetto con noi.
Dopo la mattinata di giochi, i piccoli Rom, salgono nel furgone che li porterà nel loro campo, carichi di sorrisi, e con una ricca merenda preparata da Suor Riccarda e le volontarie, e non pensiamo neanche per un attimo, che questi bambini non sono attenti: per due ore circa, hanno cantato, ballato e recitato, senza chiedere la pausa.
La carovana è formata da gruppi teatrali di varie parti di Italia, e gli spettacoli si costruiscono a partire dallo spazio e dal tempo che Ipsia, mette a disposizione, ma la voglia è tanta, e  la gentilezza di chi ci accompagna è così accogliente che nessuno pensa di tirarsi indietro.
Ci aspettano giorni intensi di lavoro, ma i bambini nel primo incontro, circa 40 da 6 e 12 anni, hanno subito messo in chiaro che la loro voglia è infinita, chiederemo ai loro genitori di staccarli, per qualche giorno, dall’ obbligo di andare in città a raccogliere cartoni e ferro vecchio, per dar a loro il tempo del gioco del teatro e far volar la loro fantasia. E come nel romanzo di Collodi, forse, qualcuno, nel ripensare alla sua storia, deciderà di lasciare alle spalle il burattino per diventare finalmente un vero bambino.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 24 Settembre 2014
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