Pietro Venanzi, un uomo di grande spessore

Il toccante ricordo del pilota Pietro Venanzi, tragicamente scomparso nella giornata di venerdì scorso nel corso di un volo sperimentale, a firma di un suo caro amico

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Pubblichiamo un toccante ricordo del pilota Pietro Venanzi, tragicamente scomparso nella giornata di venerdì scorso nel corso di un volo sperimentale, a firma di un suo caro amico

Nella società che viviamo si sprecano gli aggettivi per descrivere persone o avvenimenti il più delle volte banali. E ciò sia in senso positivo che negativo svuotando i concetti di significati reali e veritieri.

Pietro Venanzi, l’amico con cui ho condiviso vent’anni di amicizia, tragicamente scomparso in un volo sperimentale, è stato molto di più ed i termini che possono distinguerlo non sono un omaggio di circostanza a chi ci ha lasciati.
Marito fedele, Padre esemplare, Persona leale e corretta e Professionista eccellente.

Conobbi il Com.te Venanzi per caso all’Air Show di Parma, era a metà degli anni 90. Nel display di un velivolo F104 Starfighter rimasi strabiliato dalla capacità del suo pilota dimostratore.
Mi rimase impresso il nome e la capacità, mai vista prima, di compiere evoluzioni in un raggio visivo stretto e sul cielo campo con una macchina costruita per svolgere compiti ben diversi e di problematica governabilità.

Il suo nome ebbi poi a leggerlo qualche tempo dopo in quanto fu insignito di un ambito riconoscimento, mai prima di allora, ed ancora oggi, ricevuto da un pilota italiano.
Accadeva in Inghilterra all’Air Tattoo dove, nel 1996, assieme al Copilota Enrico Scarabotto presentava in una manifestazione tra le più prestigiose del mondo un velivolo da trasporto pilotandolo come se fosse un agile caccia. All’incirca nel 1999 Pietro Venanzi viene assunto in Agusta Westland per l’ambizioso programma 609.

Ciò in quanto Agusta aveva necessità di un collaudatore di primissimo livello e non a caso il com.te Venanzi, da poco terminato il non facile ruolo di Aiutante del Gen. Arpino, allora Capo SMA durante il teatro Bosniaco, era la persona che meglio poteva assolvere tale ruolo.

Non ultimo avendo già volato con il prototipo Bell XV- 15 negli USA ed avendo esperienza su oltre 40 aviogetti ( F15, F14, EFA, Mirage solo per citarne alcuni). Da allora, sino al dannato Venerdì, ho avuto il privilegio di essere amico trascorrendo i momenti piacevoli delle vacanze e del tempo libero a quelli meno piacevoli che la vita non gli ha lesinato.

Pietro ha avuto tanto esprimendo le sue capacità nel volo che ha sempre amato ma ha sempre pagato, e con un prezzo anche estremo, i risultati ottenuti.

Mai una vanteria dei numerosi apprezzamenti e mi piace ricordare che insignito del premio quale migliore collaudatore del mondo, ricevuto lo scorso anno, ho avuto modo di leggere la notizia su di una rivista di settore e non da lui con il quale pure avevo una assidua frequentazione .

Questo era l’amico Pietro che lo rende unico in un mondo dove anche il minimo merito viene strombazzato complice quella debolezza umana di cui troppi ne sono permeati.

La sua grandezza era anche nella generosità. Sempre pronto ad esaudire le richieste ed io conoscendolo mai ho voluto approfittarne sapendo anche dei numerosi altri impegni e straordinarie responsabilità che quotidianamente assumeva sempre con il massimo impegno e capacità.

Innumerevoli sono le testimonianze e solo per citarne una, sicuramente la più modesta ma anche significativa, la sua disponibilità a fare da guida al Museo Volandia lasciando strabiliati i discenti per la semplicità dei modi, l’affabilità nei confronti di chiunque e sempre esprimendo una competenza di altissimo livello.

Invito il lettore ad ascoltare il video della presentazione del suo convertiplano dove da attore consumato spiega in termini di facile percezione il funzionamento della macchina che semplice non è e, purtroppo, lo ha dimostrato. Anche questa è una testimonianza positiva che ci lascia e che il Museo, riconoscente, non mancherà di ricordare a futura memoria la sua persona. Pietro era anche una persona corretta e dai saldi principi morali.

Questo suo carattere intransigente con se stesso e poco incline al compromesso gli ha causato anche qualche dolore e così negli ultimi periodi di vita che francamente non posso definire sereni.

Tuttavia, e qui sta la dimensione della persona, ha sempre “ tenuto botta “ anche in momenti dove qualsiasi essere umano avrebbe ceduto.
Non ha mai accettato il compromesso salvo in una occasione che ho vissuto intensamente assieme.

Ma ciò, a denti stretti ed in assoluta consapevolezza, è avvenuto solo per salvaguardare interessi non personali ma molto più grandi e che coinvolgevano più soggetti e l’economia di una azienda.

A Pietro è mancato il titolo di astronauta, concorso al quale aveva partecipato ma che non vinse, non avendo chiesto quella spintarella che in Italia ben conosciamo e che mi fece sorridere quanto ne parlammo assieme e mi raccontò simpaticamente e nei dettagli la paradossale vicenda.

Di Pietro mi rimane il ricordo sempre positivo dei tanti voli fatti assieme e per ultimo di un evento recente che abbiamo condiviso e che ha avuto un grande successo. Quale Presidente dell’Associazione Italiana dei Piloti Collaudatori e assieme a Volandia ed Air Vergiate abbiamo organizzato una conferenza legata al difficile mestiere ( quanto è ahimè vero ) del test pilot.

L’ho visto felice e così è stato felice nei giorni seguenti dove invitati dall’Aeronautica Militare al Reparto Sperimentale Volo di Pratica di Mare ( ove ha svolto attività per parecchi anni quale Ufficiale Pilota ) abbiamo trascorso assieme una intera giornata.

Decollati da Linate a bordo di un piccolo biturboelica in condizioni meteo marginali Pietro ha condotto il volo con una professionalità tale da rendere facile e soprattutto sicuro un trasferimento tutt’altro che di routine tra pioggia battente, ghiaccio e quasi sempre in nube.

Mi piace ancora ricordarlo felice con gli amici a parlare, sempre con grande competenza, di cultura come di calcio mai facendo pesare le sue importanti qualifiche.

E così mi piace vederlo con la propria famiglia dalla piccola Vittoria ai più grandicelli Matteo e Filippo e quindi a Lorenzo che già vola e si avvia ad una carriera analoga a quella di Papà. Una famiglia meravigliosa e cresciuta nel rispetto dei più nobili valori.

In questa dovuta testimonianza ho certamente mancato di descrivere moltissime altre situazioni che lo hanno visto protagonista e così tutte le qualità di Pietro non essendo sufficiente lo spazio ma il mio desiderio è quello di farlo meglio conoscere per quello che è stato ed ha rappresentato. Si sente parlare spesso di buoni esempi in un’epoca dove le notizie che quotidianamente ci colpiscono sono negative.

Ebbene il com.te Venanzi, purtroppo non più tra noi, è stato un punto di riferimento per l’esemplare comportamento e che resterà di conforto ed esempio soprattutto per coloro, tanti, che hanno avuto il privilegio di incontrarlo. E’ dovere anche portare alla memoria collettiva che in una precedente e grave avaria nel Giugno 2014, sempre a bordo dell’AW 609, portò miracolosamente il velivolo a terrà salvando se, l’equipaggio ed il prodotto. Poteva lanciarsi e questa opzione si abbinava all’altra di tentare disperatamente il salvataggio della macchina.

Da una parte la sua vita e quella della sua Famiglia e dall’altra l’azienda ed il pericolo che da una caduta incontrollata ne poteva derivare.

Portò a termine e con successo la manovra.

L’ultimo sacrificio l’ha compiuto Venerdì assieme al Collega Herb Moran per dirottare l’aeromobile ormai perso in zona sicura ed evitare una strage sopra una città. Questo è quanto apprendo dalla stampa e conoscendoti caro amico so che è la pura verità.
Grazie Pietro e se ci osservi dall’alto perdona le piccolezze umane tu che ne sei sempre stato scevro.

Addio per sempre.

Avv. Claudio Tovaglieri
Presidente del comitato scientifico del Museo del Volo di Volandia

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 novembre 2015
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