Piazza Repubblica, un ring sul quale tutti possono perdere

Commento sul futuro della piazza al centro del dibattito politico: "Occorre darsi una mano anche in politica quando si decide per il bene di tutti, non si può andare a caccia in esclusiva al successo o peggio a vanterie"

Piazza Repubblica 29 marzo

Guardo da lontano la novità di una Lega che, forte della sua potenza regionale, potrebbe ostacolare il nuovo progetto per piazza Repubblica messo in pista dal sindaco.

Non entro nel merito della questione, è compito di giovani cronisti ben preparati e tanto meno mi lancio in analisi politiche specialità del direttore Giovannelli.

Ho solo un pizzico di ingiusta invidia per tutti i protagonisti, nessuno escluso, per la loro effervescenza tipica degli anni giovani e perché possono guardare al futuro che si apre davanti a loro.

Essendomi dedicato a lungo nel tempo al racconto dei giorni varesini, di una comunità per la quale faccio da sempre un grande tifo; penso che mi sia consentito dare qualche indicazione fondata sulle esperienze fatte in tempi in cui la politica non conosceva ingiurie, odio, contrapposizioni verbali violente, comportamenti assurdi che oggi caratterizzano a qualsiasi livello il confronto tra i partiti in tutte le istituzioni.

Anche la nostra città presenta i sintomi della situazione nazionale, non siamo cioè alla virulenza che tracima dagli schermi televisivi, ma ci si potrebbe arrivare perché durezze e assolutismi sono già emersi nel territorio.

Spero che per piazza Repubblica ci si fermi alle palle di neve o a alle secchiate d’acqua, se invece salteranno freni che sino a oggi hanno ancora funzionato ci si infilerebbe in un tunnel che porta ben lontano dagli interessi vitali della comunità.

Il primo è quello della sicurezza. Piazza Repubblica da anni è segnalata come un punto critico da bonificare, non bastasse i mass media locali danno di frequente notizie che fanno pensare a una criminalità che lentamente si sta avviando verso mete e livelli a noi prima ignoti.

Il ritorno a una politica fatta di confronti, mediazioni e legittimi e accettabili compromessi è il primo avamposto nel contenimento e nella cura dell’infezione sociale che sta aggredendo l’intera nazione e che si innesta nel male antico della corruzione e della malavita organizzata.

Molti politici di oggi non erano ancora nati o erano giovanissimi negli anni in cui si fronteggiavano a Palazzo Estense mondi inconciliabili come quelli rappresentati da Dc e PCI, eppure nel pieno rispetto di se stessi in più occasioni essi diedero prova della loro capacità di saper mediare, di trovare soluzioni accettabili per la città e il territorio.

Se Varese riesce a usare la formula giusta per risolvere ogni grande problema allora la crisi nazionale, con tutti i suoi pericoli d’infezione, resterà in parte fuori dalla porta.

Occorre darsi una mano anche in politica quando si decide per il bene di tutti, non si può andare a caccia in esclusiva al successo o peggio a vanterie che non restano nel tempo.

Se nessuno ha la forza per prevalere e vuol vincere a tutti i costi di sicuro a pagare una simile scelta saranno i cittadini.

Piazza Repubblica da nodo strategico per il futuro di Varese non può diventare un ring sul quale tutti, anche la politica, perdono.

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Pubblicato il 19 novembre 2016
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