“L’università non può accogliere tutti”
Promuovere la cultura scientifica e il rispetto della ricerca è tra i compiti del mondo accademico che, oggi, sconta anni di rigore e tagli penalizzanti
La “notte dei ricercatori” è una bella e coinvolgente dimostrazione di forza e appeal del mondo accademico che, per un giorno, nasconde le difficoltà di un settore in deciso affanno: « La politica degli ultimi dieci anni ha penalizzato il mondo della formazione e, in particolare, quello accademico – ha commentato il rettore Alberto Coen Porisini – Dopo anni di tagli e sacrifici, stiamo affrontando un momento più sereno. Ma occorrono molti più investimenti: oggi, per attivare un corso universitario servono spazi, laboratori e docenti. Se non si hanno le forze, il corso non decolla. L’ingresso negli atenei è regolato da test e numero chiuso: a volte imposto a livello nazionale, come nel caso delle professioni sanitarie, altre dai limiti di capienza delle singole università che non possono permettersi di accogliere tutti, pena il venir meno della qualità. Nelle facoltà scientifiche si risente soprattutto di questo limite: noi del corso di informatica, per esempio, abbiamo ancora l’accesso libero ma stiamo raggiungendo la capienza massima. Abbiamo meno docenti rispetto a cinque anni fa e, quindi, possiamo garantire un’accoglienza più limitata. O si mettono nuove risorse a disposizione altrimenti il sistema si sfalda».
Le due giornate dedicate alla scienza punteranno a sottolineare l’importanza, per un sistema paese, della ricerca di base, ormai affidata per oltre il 90% alle università statali. Il reclutamento, però, mostra i limiti delle prospettive: la stessa Insubria sta “precarizzando” sempre di più i suoi ricercatori ( il primo gradino della piramide della docenza accademica) offrendo contratti a tempo determinato. Attualmente, il corpo docente dell’Insubria conta su circa 350 docenti, di cui un centinaio ricercatori.
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