Una fuga di gas fece esplodere la casa, Italgas vuole risarcire
La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per 12 persone per lo scoppio di un'abitazione che causò la morte di Virginia Bollati nel 2015
Erano le 16 di mercoledì 11 novembre del 2015 quando una violenta esplosione squarciò il silenzio di un placido pomerigggio nella frazione Cantalupo di Cerro Maggiore. A saltare in aria fu l’abitazione imbottita di gas di Virginia Bollati, 80enne cerrese che ha perso la vita nello scoppio mentre altre tre persone rimasero ferite, un operaio in modo grave.
La fuga di gas che provocò lo scoppio è finita al centro dell’indagine della Procura di Busto Arsizio che ha rinviato a giudizio 12 persone tra i quali i dipendenti delle società che hanno lavorato alla ricerca della perdita di gas nel cantiere per la posa della fibra ottica dal quale tutto sarebbe iniziato, la società Italgas stessa come responsabile amministrativo e un vigile del fuoco, difeso dall’avvocato Mauro Umiltà. La Procura ha ipotizzato il reato di omicidio colposo.
Nella zona interessata dall’esplosione si stavano eseguendo dei lavori per la posa della fibra ottica. Durante questi lavori, gli operai avevano danneggiato una tubatura del gas provocando una grossa perdita. Le operazioni per la ricerca del tubo danneggiato, tuttavia, non ebbero un buon esito, fino alla tragica esplosione causata dall’accensione di una luce da parte della signora Bollati che era appena rientrata in casa, ignara del fatto che il vespaio dell’abitazione fosse saturo di gas.
Solo dopo un paio di giorni, grazie alle indagini della Procura, si è arrivati al rinvenimento del tubo danneggiato qualche giorno prima.
Oggi gli indagati sono comparsi davanti al giudice per l’udienza preliminare Nicoletta Guerrero per decidere se rinviare a giudizio e gli eventuali riti alternativi. Tre hanno scelto il rito abbreviato mentre per tutti è stato deciso il rinvio a gennaio per definire i risarcimenti a favore dei parenti della vittima.
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