Per i piccoli artigiani il credit crunch non è finito

In un difficile periodo di transizione, alla fine di una crisi durissima e verso un futuro dai contorni incerti, il convegno della Cna ha ribadito l’importanza sociale del ruolo dei confidi per le piccole e piccolissime imprese

Convegno CNA a Ville Ponti

A dieci anni dall’inizio della crisi economica e in presenza di una lieve ripresa, parlare di credit crunch, potrebbe sembrare fuori luogo. In realtà il convegno “Imprese e credito, strumenti per l’accesso al credito in un sistema finanziario in evoluzione”, organizzato da Cna Varese Ticino Olona alle Ville Ponti, ha messo in luce un fenomeno di difficoltà di accesso al credito persistente soprattutto tra le micro imprese artigiane.

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«Questo convegno – ha spiegato Luca Mambretti, presidente Cna Varese  – si pone due obiettivi precisi: fare il punto su presente e futuro di una questione nodale per il sistema economico, cioè l’accesso al credito, e presentare Sviluppo Artigiano, consorzio fidi Cna che in continuità con Fidimpresa e Ifidi si pone come partner dell’imprenditore e dell’artigiano nel suo rapporto con il sistema bancario. È un ruolo importante soprattutto nella delicata fase di transizione che stiamo vivendo, a metà tra l’uscita da una lunga crisi , e una ripresa dai contorni indefiniti e dalla difficile interpretazione».

Durante il convegno sono stati fatti tre approfondimenti: il primo, dal titolo “Il reperimento di risorse finanziarie per le PMI nell’attuale contesto di mercato” è stato a cura di Cristiana Schena,  professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari all’Università dell’Insubria.  «I dati che vengono utilizzati per sostenere determinate letture sulle piccole o micro imprese sono estremamente eterogenei – ha spiegato Cristiana Schena – Quelli più adeguati sembrano quelli del Cerved, che studia un campione disaggregato per medie, piccole e micro imprese. Da quei dati si evidenzia che la struttura finanziaria delle microimprese si è riequilibrata e il loro profilo di rischio è migliorato. Ma la maggior parte delle banche, in base alla normativa di credito e alla normativa vigente, le considerano ugualmente non profittevoli, perché il loro profilo è estremamente costoso per una banca. Così le uniche banche disposte a finanziarle sembrano le banche di credito cooperativo, che basano le loro politiche di credito sulla conoscenza personale e le relazioni con il territorio. Le altre banche hanno invece un target che tende ad escludere le microimprese: un effetto di razionamento che sembra indotto più che dal profilo di rischio dall’esiguità delle somme richieste».

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L’accesso al credito per le micro imprese è dunque ancora ostacolato. «Tutti gli indicatori dicono che il credito riprende, ma per le piccolissime imprese il credito continua ad essere in picchiata – ha sottolineato Leonardo Nafissi, direttore Fedart Fidi, che ha parlato de “Il ruolo dei Confidi nel rapporto tra banche e imprese” –  Per le grandi e medie imprese liquidità ce n’è, e ad un tasso quasi pari a zero, mentre più la dimensione delle imprese è ridotta, più c’è la difficoltà di accesso al credito. E poiché le mini e micro imprese sono il 95% del mercato, è in difficoltà il 95% delle imprese italiane. Una mancanza dovuta anche alle politiche europee che, mentre le operazioni speculative sono ancora molto forti, chiedono una stretta dei controlli che mette in difficoltà anche le banche che devono erogare credito. Per questo sono ancora fondamentali i confidi, nonostante le loro difficoltà e le sofferenze».

I confidi sono dunque gli unici soggetti in grado di dare risposte alla micro impresa che rappresenta il tessuto economico prevalente del Belpaese. «Il credit crunch, anche se dicono che non è vero, esiste ancora – ha commentato Mario Borin, presidente di Sviluppo Artigiano, il nuovo confidi interregionale legato a Cna – . Il nostro finanziamento medio è di circa 90 mila euro, somme che servono alle imprese per mantenere l’attività e l’occupazione e quindi sostenere il territorio. Per questo ci sembra importante avvicinare il sistema bancario a queste esigenze. Non è facile, le banche stanno emarginando le imprese che chiedono finanziamenti fino a 50mila euro, perché non le considerano redditizie, ma noi dando le garanzie cerchiamo di far capire a un sistema bancario che è alla ricerca di se stesso che è importante dare credito. Il nostro punto di riferimento bancario sono le BCC, ma guardiamo anche alle grandi banche, che riescono ad aiutare le imprese nella sfida della globalizzazione».

Borin ha parlato anche da presidente del nuovo Consorzio Fidi di Cna Varese: lo storico Consorzio di Cna, Ifidi, è infatti confluito nel grande consorzio interregionale Sviluppo Artigiano che accorpa i Consorzi Fidi di tutte le Cna di Veneto, Lombardia, parte del Friuli e del Piemonte, creando così un unico grande partner delle imprese per l’accesso al credito.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 ottobre 2018
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