Caso Eolo: “L’esplosione atomica era un petardo ma il danno rimane”

Il commento del decano del giornalismo Pierfausto Vedani sulla vicenda che ha coinvolto l'a.d. di Eolo sottolineando lo squilibrio tra l'ipotesi di reato e la misura adottata nei suoi confronti

sparatoria palazzo giustizia milano

Il commento di Pierfausto Vedani a margine della vicenda che riguarda Luca Spada e la sua azienda Eolo, indagato (e agli arresti per una settimana) per truffa aggravata ai danni dello stato e furto di radiofrequenze. Proprio ieri, martedì, è stata notificata la revoca della misura cautelare.

Sul fronte della tutela sociale, nell’ambito finanziario ed economico, le norme obbligano i magistrati a intervenire quando possono avere qualche spessore notizie o accertamenti relativi a ipotesi di corruzione o di violazioni delle norme fiscali o della concorrenza.

Succede però a volte che quella che doveva essere una esplosione atomica non vada oltre il petardo, quindi non degna dei titoloni che la stampa con fiducia ha somministrato al mondo della comunicazione nazionale e locale.
Sono situazioni nella quali ci siamo imbattuti negli ultimi anni e che qualche risvolto negativo, anche pesante, sicuramente lo hanno avuto.

Se guardiamo a casa nostra sembrava che all’Agusta ci fossero amanti dell’avventura lungo i sentieri della giungla fiscale e della corruzione, ma alla fine gli accusatori hanno pure rinunciato ad autorevoli rinforzi di specialisti milanesi concludendo in sordina, o quasi, l’inchiesta.

E’ di questi giorni, invece, la notizia dei “domiciliari” appioppati al responsabile di Eolo, azienda bustese d’avanguardia e che dà lavoro a 400 persone.

Il pm ha agito in una vicenda avviatasi come una battaglia tra concorrenti nell’utilizzo di beni immateriali ovvero onde, frequenze e cose simili che sono arabo per il cronista, al quale da tempo sono però note la capacità operativa, la statura morale dei vertici di Eolo, azienda che gode di stima incondizionata negli ambienti imprenditoriali.

Sia chiaro che il pm non è andato oltre la legge anche se nel passo successivo le sue decisioni non sono state accolte: cancellati i”domiciliari”, la vicenda è ora incanalata sul percorso di una verifica diciamo tradizionale.
Questo ritorno alla normalità fa comunque riflettere sulle disposizioni in base alle quali spesso i pm devono partire con il piede sull’acceleratore anche quando si presentano come improbabili comportamenti per niente ortodossi, assolutamente inconciliabili con la storia personale e delle aziende degli imputati.

Perché? Mettiamoci nei panni degli accusati: a quelli indiziati fortemente di aver violato le regole, restano infatti dei diritti sicuramente sino al giudizio della Cassazione; sembra invece inaccettabile la privazione della libertà, sancita dalla legge, ai danni di persone storicamente attendibili nella grande galassia imprenditoriale e sociale oltre che della legge.

A sottolineare con forza questo squilibrio legislativo contribuisce anche il danno di immagine che accompagna un evento negativo per i titolari delle aziende e per la realtà economica e sociale di una città , di una provincia che hanno sempre agito nei quartieri alti della nobiltà del lavoro anche aldilà deì confini geografici e politici.

Tutto questo accade mentre il legislatore mette in croce la comunità e crea difficoltà anche i magistrati con una serie di decisioni assai discutibili in tema di depenalizzazioni, di riduzione delle pene che di fatto sembrano un buonismo non all’altezza dei tempi; la malavita ne trae vantaggi mentre si preoccupa seriamente la grande comunità degli italiani onesti.

Che ci sia attenzione alla corruzione, al rispetto delle regole, ai doveri fiscali, alla lealtà nella concorrenza è sempre un ottimo segnale, ma alla magistratura e ai cittadini occorre anche dare leggi, uomini e strumenti perché i percorsi siano veloci, lineari e nel segno, sempre, della responsabilità.

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Pubblicato il 05 dicembre 2018
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  1. Scritto da Viacolvento

    Secondo l’autore “Sembrava che all’Agusta ci fossero amanti dell’avventura lungo i sentieri della giungla fiscale e della corruzione, ma alla fine gli accusatori hanno pure rinunciato ad autorevoli rinforzi di specialisti milanesi concludendo in sordina, o quasi, l’inchiesta”. Visto che gli accusatori sono arrivati fino in Cassazione non mi sembra che l’inchiesta sia stata chiusa in sordina.

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