Processo Piazza Pulita, in aula va in scena la lotta per il potere in Amga

Attorno alla questione del presunto pilotaggio del bando per il nuovo direttore generale emerge la lotta intestina di sindaci, amministratori, dirigenti per avere il controllo della società partecipata

processo piazza pulita tribunale busto arsizio

Emerge con sempre più prepotenza, nel processo agli ex-amministratori pubblici legnanesi Fratus, Cozzi e Lazzarini, la guerra intestina in Amga per il controllo e la gestione del potere nella partecipata. Ieri davanti al giudice monocratico Daniela Frattini sono stati sentiti due ex-consiglieri di amministrazione Massimo Roveda e Angelo Magnoni oltre all’ex-direttore generale della società Lorenzo Fommei.

Tra intercettazioni dell’accusa, controintercettazioni delle difese, accuse di estromissione, improbabili alleanze interne, lotte tra comuni (per non parlare del famoso dossier anonimo, ndr), emerge un quadro tutt’altro che roseo della società che gestisce molti servizi in città e in tutta l’area da Gallarate a Magenta.

Ieri si è parlato molto del bando per la scelta del nuovo direttore generale che, secondo il pm Nadia Calcaterra, sarebbe stato pilotato da Chiara Lazzarini, Maurizio Cozzi e Gianbattista Fratus anche grazie ad un presidente del cda compiacente come Catry Ostinelli considerata sia da Roveda (membro del cda in quota Forza Italia) che da Fommei (entrato in Amga con la precedente giunta di centrosinistra) emanazione diretta di Lazzarini.

Secondo entrambi la Ostinelli non sarebbe stata adeguata al ruolo che le era stato affidato, sottolineandone le lacune al punto di dichiarare che la società avrebbe potuto subire ingenti danni. Fommei dice chiaramente che con l’arrivo della nuova presidente era stato estromesso dalle questioni inerenti il cda salvo poi doversi prendere molte deleghe su richiesta dello stesso cda che non si fidava della Ostinelli. Una situazione paradossale, dunque, che vedeva da un lato la presidente che non faceva un passo senza il benestare della Lazzarini e dall’altro un fronte composito con il consigliere Roveda che faceva affidamento su Fommei per mandare avanti l’azienda.

Sullo sfondo c’è un lavoro frenetico per il bando per il nuovo direttore generale che, secondo la volontà di Lazzarini, doveva essere Simone Nicolini (nome suggerito da Nicola Paganini), prima escluso dalla lista dei candidati da far esaminare alla commissione e poi reintegrato per via di un criterio non chiaro. Quello che emerge, infatti, è che Lazzarini e Fratus fanno togliere dall’ordine del giorno del cda il bando per il nuovo d.g. e la Ostinelli esegue senza pensarci troppo, creando ulteriore malcontento tra i componenti del cda e tra i soci di minoranza, soprattutto nel sindaco di Parabiago Raffaele Cucchi (leghista ma che vede di buon occhio Fommei ed è in contrasto col collega legnanese e di partito, Fratus).

PER SAPERNE DI PIU’ – L’articolo di Legnanonews che approfondisce l’ultima udienza

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 17 dicembre 2019
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Segnala Errore