Gli asili nido devono riaprire: la protesta della categoria

Manifestazione al Pirellone il 28 maggio per i privati che rischiano di chiudere: 700 in provincia, accolgono la metà dei bambini da nido

Generico 2018

Tra nidi, micronidi e nidi famiglia le strutture private della provincia di Varese che accolgono bambini tra zero e tre anni sono 700 e vi fanno riferimento 1400 famiglie, la metà di quelle che si avvalgono di una struttura per accudire il loro neonato. “Se non saremo nelle condizioni di riaprire 1400 famiglie non sapranno a chi affidare i loro bambini a settembre – denuncia Barbara Bottan, titolare dell’asilo nido Camminiamo insieme piccoli passi di Busto Arsizio e portavoce lombarda della neonata associazione di Categoria “Il mondo dei bambini” che lancia il suo appello disperato alle istituzioni. E promuove una manifestazione di protesta sotto la Regione, a Milano, nella mattinata di giovedì 28 maggio.

Protestiamo per il nostro diritto a continuare a lavorare, per il diritto delle famiglie a poter contare sul servizio essenziale che offriamo e per i nostri bambini che, costretti a casa da tre mesi, spesso vanno in regressione, magari chi aveva tolto il pannolino ricomincia a bagnare il letto, o smettono di mangiare da soli – spiega Bottan – E non per isteria o incapacità dei genitori ma perché è il linguaggio proprio dei bambini per manifestare il loro disagio”.

“Purtroppo il tanto atteso Decreto rilancio, che per i bambini 0-3 anni si limita a consigliare una passeggiata quotidiana al parco accompagnati dai genitori, ha completamente dimenticato la nostra categoria – denuncia Bottan – Siamo stati paragonati a delle normali aziende private, ma noi non siamo dei bar, che tra l’altro hanno riaperto, siamo attività che garantiscono un servizio fondamentale per tantissime famiglie che non hanno accesso per mille ragioni ai nidi comunali, insufficienti a rispondere da soli alle necessità dei genitori lavoratori”.

Per i nidi privati la situazione è drammatica, soprattutto il Lombardia: chiusi dal 21 febbraio, non potranno riaprire prima di settembre, a condizioni per altro tutte da capire. “Nel frattempo ci troviamo a sostenere senza alcun aiuto le spese per l’affitto e per le utenze, con bollette da 200 euro al mese solo di costi fissi”, denuncia Bottan. Nel suo nido ad esempio, solo tra affitto e bollette la prospettiva è quella di riaprire a settembre con 20 mila euro di debito. “Il decreto rilancio ha un senso per le grandi aziende, ma per noi non ha senso, il 20% del fatturato mensile a fondo perduto arriva nel mio caso, che ho un nido da 24 bambini, a circa 2 mila euro. Ci pago un mese di affitto. E tutto il resto?”

Il Decreto rilancio ha anche previsto 65 milioni di euro per gli asili pubblici e privati che si occupano dei bambini da zero a sei anni. “Significa circa 69 euro a bambino – spiega Bottan – nel mio caso sono 1654 euro, meno di un mese di affitto. E gli altri quattro mesi di affitto, le bollette, il commercialista, il consulente paghe?”

Oltre ai costi vivi, pesantissimi nell’impossibilità di lavorare che si prevede durerà fino a settembre, c’è l’incertezza: “Con quanti bimbi ripartirò? Tanti genitori hanno perso lavoro, altri hanno paura e c’è chi passerà alla scuola materna e non so se sarà sostituito da altri bambini perché non abbiamo potuto fare gli openday per cercare nuovi iscritti. E d’altra parte che servizio potremo offrire? A quale costo? Dovrò licenziare personale?”
Prima del Covid19 il parametro era un educatore ogni 8 bambini, “ora si parla di 1 a 3, addirittura 1 a 1 secondo alcune insostenibili proposte”.
“Il servizio nido deve essere messo nelle condizioni di ripartire, per i bambini, per le famiglie, per tutti i professionisti che ci lavorano”, conclude Bottan.

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Pubblicato il 21 maggio 2020
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