In memoria di Elda Carletti

Il ricordi di chi l'ha conosciuta e che con lei ha condiviso parte della propria vita

Generico 2018

Varesenews vuole rendere omaggio a chi se n’è andato in silenzio, senza un momento in cui elaborare il lutto, la possibilità di dirsi ciao. Per questo abbiamo aperto un “memoriale” per raccontare chi oggi non è più tra noi. Per partecipare potete scrivere qui. Il servizio è gratuito.


Elda Brusa Pasquè Carletti si è spenta lo scorso marzo, all’età di 93 anni.

«Goodbye Missis Carletti» era il saluto che i suoi studenti della scuola media Dante Alighieri e del liceo Cairoli di Varese porgevano alla loro professoressa quando usciva dalla classe. Adesso questo saluto ha il sapore dell’addio.

Prima di diventare una professoressa amata e al tempo stesso temuta dalle schiere dei suoi studenti, insieme a tutta la sua famiglia collaborò con Calogero Marrone (il capo dell’Ufficio anagrafe di Varese) per aiutare molti ebrei a scappare dalle persecuzioni nazi-fasciste e a rifugiarsi in Svizzera. «Marrone falsificava i documenti, mentre mia madre, allora sedicenne, con un cappotto rosso, aveva il compito di attendere gli ebrei in stazione. Proprio grazie al suo cappotto veniva identificata dai fuggiaschi: controllava che avessero metà banconota e li accompagnava nello studio di mio padre, dove trascorrevano la notte. La mattina dopo venivano accompagnati al confine con la Svizzera», racconta la figlia Caterina Carletti. C’è stato un periodo, poi, in cui Marrone e il padre di Elda dovettero nascondersi in Svizzera dai nazi-fascisti: «Mia mamma e mia nonna facevano le postine: andavano in bici fino a Gaggiolo e raccoglievano le lettere dei fuggiaschi da consegnare ai famigliari e viceversa. Una volta sono state scoperte e mia nonna finì in prigione».

«Questo della guerra è un episodio “curioso”, perché noi eravamo al corrente del coinvolgimento dei nonni nella Resistenza, ma non sapevamo di questo importante episodio in particolare. Ne siamo venuti a conoscenza solo alla morte di mio zio, quando abbiamo ritrovato il diario di quei tempi e abbiamo scoperto del coraggio di mia madre e di tutta la nostra famiglia».

«A noi figli non ha mai raccontato nulla, sono stati anni molto complessi. Credo che volesse tutelarci negli anni di piombo, temeva che scendessimo in piazza a manifestare e finissimo male. Era molto tesa per la situazione del paese, perché l’aveva già vissuta durante la guerra».

Amava il suo lavoro più di se stessa. La sua vita era la scuola: i suoi ragazzi li seguiva al di là della lezione. Erano tutti figli di cui ricordava nomi e cognomi e anche le loro esperienze di vita fino a quando la vecchiaia e la naturale decadenza della memoria non l’ha fatta scivolare nell’assenza di un silenzio che non le apparteneva. «Fin dagli anni Sessanta aveva inventato i viaggi studio con le classi e portava tutti i ragazzi da sola a Londra, in famiglia, nelle case degli inglesi, anticipando quello che poi è diventato un fenomeno abituale, perché solo lì i suoi ragazzi avrebbero imparato l’accento e dovevano sforzarsi a capire lo slang degli autoctoni», raccontano i nipoti.

Era svelta, intelligente, curiosa e amava viaggiare e conoscere il mondo. Andata poi in pensione, insegnò inglese ad un imprenditore della zona, accompagnandolo anche negli Stati Uniti. «Ha continuato a collaborare con lui per diversi anni e all’inaugurazione dell’azienda negli States è arrivato anche Andy Warhol, con cui ha intessuto una solida amicizia».

«Elda ha lasciato un patrimonio immateriale di esempi e di insegnamenti per il quale è importante ricordarla oggi che ci ha lasciato, scivolando via in silenzio come lei amava fare per non disturbare nessuno: Good bye Mrs. Carletti, good bye cara zia Elda!».


di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 maggio 2020
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