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Zanzi: “Si inseguono troppe vecchie logiche politiche”

Il vice sindaco di Varese parla della sua amministrazione, dei punti critici e delle possibilità per il futuro. "Ci so no varie opzioni. Amo la mia città e mi piacerebbe continuare il mio impegno, ma non a qualsiasi condizione"

Daniele Zanzi

Parla degli alberi e gli si illuminano gli occhi. “Abbiamo un valore enorme nella nostra città e non ce ne rendiamo conto. Viviamo in un grande giardino e dobbiamo averne cura”.

Daniele Zanzi arriva da una ennesima battaglia per salvare le piante. A Peschiera Borromeo hanno superato il limite perché l’attuale amministrazione comunale vorrebbe tagliare un viale con 240 pioppi. “Mi hanno chiamato a fare una consulenza e mi sono accorto subito della grande follia. In questi casi vado per passione e lo faccio gratuitamente perché gli alberi mi hanno dato molto nella vita e sento di dovergli restituire qualcosa”.

Lui e Varese 2.0 hanno imperniato l’attività amministrativa su due grandi principi: il civismo e la tutela dell’ambiente. Il gruppo che portò Zanzi alle primarie del centro sinistra e poi a formare una propria lista in appoggio a Galimberti è nato intorno alla battaglia contro il parcheggio della Prima cappella.

“Amministrare la città è un’altra cosa. – Racconta Zanzi – Abbiamo delle  grandi responsabilità, ma a quei due principi non si può derogare. Noi siamo e resteremo un movimento civico. Non abbiamo avuto paura di fare accordi ed è stata una esperienza bellissima, ma il coinvolgimento dei cittadini è un punto fermo della nostra azione”.

Il vice sindaco apre due grandi planimetrie e iniziamo a parlare dei lavori intorno alla nuova Esselunga. “Le tre rotonde, le due su via Gasparotto non sono in discussione, come non lo è quella dopo un nuovo sottopasso dall’altra parte della ferrovia e della bretella autostradale da cui scenderebbero le auto provenienti da sud. Non capisco invece il senso del proseguire i lavori verso Schianno in via Selene (qui tutti gli articoli sulla questione). Tra l’altro, senza dire niente a nessuno, lì è stato già sbancato tutto ed è grave questa cosa. In ogni caso porterò sul posto i responsabili dell’amministrazione e tutti i cittadini che vorranno rendersi conto. Ricordiamo che quell’area ha diverse zone umide e distruggerle sarebbe un danno enorme. Valutiamo bene cosa fare”.

Nei giorni scorsi Zanzi, insieme al consigliere comunale del Pd Luca Paris, si era mosso proprio per sollevare perplessità sulla nuova opera. E non è l’unica decisione che lo lascia contrariato.

“Due settimane fa la Giunta ha votato per il via libera alla costruzione di una clinica che nascerà in viale Borri di fronte all’ingresso dell’ex ospedale. Saranno 17mila metri cubi. Un immobile a cinque piani guardandolo da via Gasparotto. (Ne avevamo scritto qui parlando delle altre opere). Verrà distrutto un grande prato e soprattutto non si capisce perché costruire quando abbiamo tantissimi immobili vuoti a partire dalla clinica La Quiete. Cosa avremmo in cambio?”.

Le motivazioni  portate dal collega all’urbanistica sono legate ai diritti che hanno i proprietari di alcune aree di costruire perché è previsto dal piano regolatore. “Lo so bene, ma amministrare significa avere coraggio e non possiamo nasconderci dietro regole anche perché ci sono altre situazioni delicate. La prima riguarda la bretella Gasparotto- Borri. Dovevamo toglierla dal Pgt e invece è rimasta lì e chi verrà dopo di noi, se trovasse i soldi, potrebbe passare da un disegno sulla planimetria ai fatti e non va bene perché si consuma troppo suolo”.

Zanzi è in una fase critica rispetto a diverse situazioni anche a livello politico. “Io non ho nulla contro Italia Viva, i Socialisti, i Verdi, ma chi  l’ha mai visti? Il mio sindaco indice una conferenza pubblica che di fatto apre la campagna elettorale e noi lo sappiamo il giorno prima. Non va tanto bene direi… Si inseguono ancora troppe vecchie  logiche politiche”.

Cè una certa amarezza, ma non un atteggiamento ostile. “Non so ancora cosa farò perché vorrei proseguire il mio impegno per la città dove vivo e che amo. Spero si riprenda il dialogo e si faccia insieme la battaglia per rinnovare il nostro mandato per altri cinque anni. Questo però non a qualsiasi condizione, perché ho un impegno con il gruppo e con gli elettori. Per questo sono critico a fare giochi elettorali adesso. La seconda opzione è che mi rimetta in gioco da solo, ma anche una terza che è quella di chiudere qui l’impegno politico, che mi ha dato tanto, ma io ho un lavoro che amo e che mi appassiona e non vivo per la politica”.

Sulla possibilità di una candidatura di Roberto Maroni non ha dubbi: “Lui è uno che vale. Lo conosco bene dai tempi del liceo e ho ricordi relativamente recenti con una persona a cui eravamo entrambi legati: il professor Cesare Revelli. Un uomo che mi ha insegnato tanto e che aveva chiesto di espellermi da tutte le scuole d’Italia dopo che lo avevo steso con un pugno in classe. Quelli erano anni che si stava sulle barricate. Non erano errori di gioventù perché erano dettati da tante ragioni, spesso anche limitate, ma era così. Con Revelli stringemmo una relazione molto bella e anche Maroni viene da quei periodi storici. Poi ne ha fatte di cose e sarebbe un avversario fortissimo. Vedremo…”.

Si capisce che non è stata presa una decisione definitiva sul futuro. Del resto ci sono ancora nove mesi per governare la città e appena si accenna a un tema il vice sindaco scatta, si illumina e spiega come stanno le cose. “La città bisogna conoscerla e girarla bene per capire i bisogni delle persone”. Gli resta solo il rammarico di “non aver potuto incidere molto sulla valorizzazione dei giardini, ma forse questo era un po’ temuto nei miei confronti e nessuno è profeta in patria”.

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 12 Settembre 2020
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