La misura del tempo

Riflessione del giovane Pietro Carletti sul periodo che stiamo vivendo e sull'utilizzo del tempo

Generica 2020

La gestione del tempo è uno degli innumerevoli pensieri che assillano molti di noi in questo periodo. Cosa sarà domani? Quale sarà e come sarà? Mi capita di trascorrere alcuni momenti della giornata al telefono per poter essere vicino a molte persone che soffrono per questa situazione e molti di costoro temono per l’incertezza del futuro, come me del resto.

Il tempo trascorso in quarantena consente da un lato di riflettere su come abbiamo vissuto e, dall’altro, su come gestire il presente per evitare che il futuro ci colga impreparati.

È forse una perdita di tempo occuparsi di sé stessi o occuparsi delle persone che ci sono più o meno vicine? Io credo di no e questo è un vantaggio, se così si può definire, che ci ha concesso la pandemia. Prima che il virus imperversasse molti di noi non avrebbero mai rischiato di “perdere tempo” a pensare su ciò che si è, su ciò che si è fatto o si è detto, meglio una gita fuori porta, chiudere la casa e abbandonare lì le paure e i pensieri che ci disturbano, meglio parlare e fare altro insomma per non annoiare chi ci è vicino con futili chiacchiere e per evitare di affacciarci alla realtà nella quale viviamo.

La nostra società e il nostro modo di vivere non consentono di dedicare del tempo a noi stessi, siamo ormai perseguitati dal vortice dell’agire, possibilmente con rapidità e ottenendo il massimo risultato in pochi secondi.

Fuggire da sé stessi è forse uno dei mali che più affligge la nostra società perché priva ogni individuo della consapevolezza di sé. È allarmante notare che molti ritengano di essere perduti se non frequentano sempre i medesimi luoghi che ormai da anni, senza più accorgersene, frequentavano. Viviamo quindi con la consapevolezza di “essere umani” e di essere dotati di ragione o lasciamo che ciò che ci circonda gestisca il nostro tempo?

Io credo che la risposta più probabile sia che il tempo gestisce noi e non viceversa.

Con il verbo “gestire” intendo dire che dovremmo essere protagonisti delle ore che abbiamo a disposizione per possedere il tempo, non per essere posseduti.

La conformazione fisica dell’uomo, come afferma Seneca nel De otio, non è casuale, egli ha occhi e testa al vertice del corpo proprio perché è stato creato per guardare in alto, per vedere, per essere critico e per partecipare a ciò che lo circonda.

Nella nostra vita frenetica anche i più gradevoli momenti di riposo possono svolgersi all’insegna dell’abitudine, nulla di più deleterio perché vivendo in questo modo non abbiamo la possibilità di conoscere, di vedere e di confrontarci.

Un ulteriore punto di scontro con noi stessi è la capacità di stare da soli, essere in grado di investire il proprio tempo in maniera proficua non è da tutti e anche questo era chiaro a Seneca che nelle sue epistole sostiene che la solitudine si addica soltanto al saggio, a colui che sa occuparsi di sé stesso perché solo lui potrà trarre dei frutti dalla sua stessa compagnia.

Con un po’ di amarezza si può pensare che questo autore e queste riflessioni scaturite dalla lettura di opere di grandi uomini siano una mera perdita di tempo o una finissima palestra intellettuale alla quale solo pochissimi adepti possono accedere, in realtà non è così perché anche costoro erano umani, forse più di quanto lo siamo noi.

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Pubblicato il 30 Novembre 2020
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