In carcere usavo solo cento parole

Dopo oltre vent'anni passati da detenuto, Lorenzo Sciacca è diventato un mediatore penale, un uomo nuovo consapevole delle sue scelte sbagliate. L'incontro con gli studenti dell'Isis Newton di Varese

Varie Italia

«Come si vive una giornata in carcere?» La domanda della studentessa dell’Isis Isaac Newton di Varese è concreta e diretta come solo può esserlo quella posta da una diciottenne. Davanti a sé ha Lorenzo Sciacca, un uomo di 46 anni con un passato di rapinatore seriale che ha trascorso oltre metà della sua esistenza in una cella.
«Quella in carcere non è vita – risponde Lorenzo – è noia, morte. Si parla sempre delle solite cose: di quanto è stato cattivo quel giudice, incapace quell’avvocato, della Champions League e di Amici di Maria De Filippi. Il mio vocabolario era fatto di sole cento parole».
 (nella foto Lorenzo Sciacca in visita al carcere di Varese)

LA REDAZIONE DI RISTRETTI ORIZZONTI

Le parole sono importanti perché disegnano il nostro paesaggio interiore, creano spazi di consapevolezza e possono salvarci, indirizzarci verso una strada nuova e alla fine anche guarirci. E Lorenzo ne è la dimostrazione. La prova provata. Dopo una vita piena di fallimenti e scelte sbagliate oggi è un mediatore penale e lavora nel campo della giustizia riparativa.
Un percorso iniziato a Padova, segnato dall’incontro con la redazione di “Ristretti orizzonti, il giornale del carcere, diretto dalla «leonessa» – così la chiama lui – Ornella Favero che durante una riunione di redazione lo invita a riflettere sulle sue vittime: «Pensavo di non averne. Non ricordavo un solo volto, ma sicuramente loro ricorderanno il mio».

Il seme è stato piantato e così entra a far parte della redazione. «Quello di Padova è un carcere aperto alla società – spiega Lorenzo -. Sono stati proprio gli incontri con le scuole ad accompagnarmi nel mio percorso. Le domande dei ragazzi erano così dirette che mi toglievano il sonno, mi scuotevano dentro».
Scegliere di cambiare non è semplice, soprattutto per un uomo che è entrato in carcere per la prima volta da neonato con la madre, che andava a trovare il marito a sua volta detenuto per rapina, e ha ricevuto la prima condanna penale a soli 14 anni.
Lorenzo però decide
 che è venuto il momento di prendere in mano la sua vita, assumendosi le sue responsabilità e tranciando di netto il legame con il passato senza però rimuoverlo. È partendo dalle macerie che si può ricostruire e Lorenzo inizia a capire che le sue scelte altro non erano che la conseguenza del suo egoismo. Si rimette così a studiare, impara ad ascoltare e a considerare l’altro.  Il primo compito che gli viene assegnato al giornale è sbobinare e trascrivere le storie che i detenuti mandano alla redazione. «In questo modo – racconta Lorenzo – imparavo un sacco di parole nuove, che non conoscevo e non usavo. Era una continua scoperta».

INCONTRI CON PERSONE STRAORDINARIE

A fare la differenza nella vita, non solo dei carcerati, sono spesso gli incontri con persone che interpretano il loro ruolo con spirito di servizio e responsabilità, rendendo migliori le istituzioni e la società in cui viviamo. Nel caso di Lorenzo ce n’è una in particolare: un avvocato d’ufficio. Studiando il suo fascicolo, si accorge che non gli è stato applicato l’istituto della continuità del reato che comporta un trattamento più favorevole al reo. «Avevo 54 anni di carcere da scontare sulle spalle, quanto basta per annullare ogni speranza sul futuro – sottolinea Lorenzo – e non avevo un soldo per pagarmi un avvocato. Nel 2017 , è stato accolto il ricorso, e dopo oltre vent’anni di detenzione mi è stato comunicato che ero libero e che dovevo andarmene. Ma dove?».
Lorenzo ha rotto i legami con la famiglia di origine che interpreta la sua svolta etica come un tradimento. E quando si aprono le porte del carcere ad attenderlo fuori non ci sono più i vecchi compagni della batteria, la squadra con cui in passato faceva le rapine, bensì i volontari della casa circondariale di Padova, la sua nuova famiglia. Grazie a questa rete di conoscenze, riesce a trovare una sistemazione e ad avere una piccola borsa lavoro di archivista che gli consente di sopravvivere.

LA GIUSTIZIA RIPARATIVA

Durante una mediazione penale a cui aveva partecipato quando era ancora in carcere, non era sfuggito ai responsabili del programma il suo talento. E così grazie al criminologo Adolfo Ceretti, uno dei massimi esperti di giustizia riparativa, gli viene offerto di partecipare a un corso di preparazione per mediatori penali. «È stato un grande regalo – sottolinea Lorenzo – che mi ha permesso, pur non avendo le risorse economiche, di continuare nel mio percorso di apprendimento e cambiamento».
La giustizia riparativa non è alternativa al processo ordinario, ma lo affianca. Si basa su due parole chiave: incontro e ascolto tra chi è stato vittima di un reato e chi lo ha commesso. «Non si tratta di dimenticare o di perdonare – spiega Lorenzo – ma di permettere alle persone di uscire da una gabbia che può condizionare un’intera esistenza. La vittima di un reato, quale che sia, ha una domanda ricorrente che anche a distanza di molto tempo viene fuori: perché io?».
Scegliere di incontrare lo sguardo di una vittima e quello di un reo richiede tanto coraggio. Lo stesso Ceretti afferma che «la giustizia riparativa è per tutti ma non è da tutti».
I benefici di questo percorso sono tanti, primo fra tutti consente alla vittima, che non entra nel processo penale, pur avendo subito le maggiori conseguenze emotive, sociali ed economiche del reato, di poterle affrontare senza cedere a un pensiero ossessivo di vendetta o di paura. Per chi ha commesso il reato invece è il momento di prendere consapevolezza delle proprie azioni e affrontare i propri sensi di colpa.
Dal punto di vista dell’utilità sociale, i dati rivelano che la giustizia riparativa abbatte la percentuale di recidiva, cioè la commissione di un altro reato una volta che si è finito di scontare la pena. Insomma, funziona su più piani.
Negli incontri con Lorenzo Sciacca c’è una domanda secca e semplice che non manca mai: perché si sceglie una vita criminale? Il nuovo Lorenzo risponde così: «Per fare una guerra, in cui il mio nemi­co sono sempre stato io».

Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it

Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.

Pubblicato il 22 Settembre 2022
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  1. Scritto da SteMusica

    La storia di Lorenzo Sciacca è incredibile. Vi consiglio l’ascolto del podcast “Io ero il Milanese” di Mauro Pescio, in cui lui racconta la sua storia:, una narrazione dal forte impatto sociale e un esempio egregio di come deve essere il servizio pubblico.
    Il podcast è disponibile gratuitamente su RaiPalySound

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